|
Questionario posto dalle biblioteche della Valle di Scalve nel
'99/2000 Le vostre risposte possono essere confrontate con quelle del
redattore (Giuseppe Bonicelli).
I° parte
1 Ami leggere? Se si quali sono le motivazioni? * Hobby
* Evasione * Crescita culturale
* Altro Poiché ho compreso che anche il tempo libero è
vissuto meglio e bene soltanto in senso emancipativo. Una passeggiata, una
lettura rilassante, romanzata, ecc…, non significa necessariamente rinunciare
all’impegno di riflettere sulla vita,di imparare ad interagire e conoscere i
propri simili e la natura. Non condivido dunque, coloro che si fanno determinare
passivamente dalla cultura dominante, subendo programmi TV e letture
insulse, non scoprendo così il fascino di una propria autonomia e di un
divertirsi esplorando nuovi saperi.
2 Che genere di lettura privilegi? Dai un ordine di priorità:
* Fantascienza * Giallo * Fumetto * Romanzo d'amore (3) * Romanzo d'avventura *
Romanzo storico (2) *
Letture scientifiche (1) * Letture
professionali * Altro (4)
3
Quanti
libri leggi in un anno? Quante ore o minuti dedichi alla lettura in media al
giorno? Sei-otto libri in un anno. Leggo in media un’ora-due al
giorno.
4 Prendi appunti da una lettura? Se si perché? Si perché
ho compreso che scrivere serve a ripetersi mentalmente il concetto e
rileggendolo lo sedimenta efficacemente nella mia memoria.
5 Dopo una settimana dalla lettura di un testo interessante,
sei in grado di ricordare e riassumere? Se ho preso appunti, ricordo
essenzialmente i concetti, emozioni per me più interessanti; altrimenti a
malapena mi ricordo due o tre concetti fondamentali su una trentina che il testo
mi ha stimolato. Dunque, la maggioranza delle risposte che sostiene di
ricordare e riassumere efficacemente un testo (non studiato) mi lascia molto
dubbioso.
6 Quando non conosci il significato di una parola, lo cerchi
sul vocabolario o tenti di intuirlo dal contesto ? Lo cerco sul
vocabolario, perché ho imparato a dare un valore semantico o di significato più
preciso ed appropriato alle parole.
7 Se un libro non ti piace, smetti di leggerlo o lo finisci
comunque? Smetto di leggerlo perché comprendo che non mi dà ricchezza e
pertanto la cerco in un altro testo.
8 Ritieni interessante un confronto fra lettori sullo stesso
libro? Se si,perché? Ognuno ha una sua esperienza-sapere di grado diverso
e dunque differente interpretazione, e pertanto uno scambio comunicativo di
differenti interpretazioni è ricchezza che ci libera crescendo…
9 Hai indicazioni concrete da proporre alla biblioteca per
avvicinare nuovi lettori? Se si, quali? Una biblioteca dinamica e di
ritrovo costante, con sala riunioni e sala (soltanto) per la lettura; dotazione
di computer per interagire con quelle della Valle e con una biblioteca di città;
organizzazioni periodiche di dibattiti sui più svariati argomenti: educazione
dell’infanzia, adolescenza e giovani, il ruolo genitoriale, come vivere la
vecchiaia, scelte per il tempo libero, criteri di scelta per libri emancipativi,
cineforum, ecc. Tenendo conto, ovviamente, delle possibilità
oggettive-soggettive organizzative ed economiche. Ciò che più conta, però, sono
le persone che abbiano dinamismo sociale ed organizzativo.
10 Acquisti i libri che leggi o usufruisci del
servizio prestiti della biblioteca? Acquisto e ho in dotazione molti
libri da leggere e pertanto usufruisco raramente del servizio; ma questo lo
ritengo fondamentale per una comunità.
11 Hai qualche libro da segnalare
alla biblioteca per il programma acquisti? Ne ho già segnalati, ma come
sopraccennato,bisognerebbe stimolare un criterio di scelta qualitativo dei testi
da acquistare.
II° parte
12 Secondo te la parola scritta può
sviluppare facoltà intellettive e pratiche? Se si, come? Senz’altro!
Perché le parole scritte, oltre che un ruolo di memorizzazione, rimandano ad
immagini di oggetti, rapporti logici, ad eventi sociali, ecc…, moltiplicando
mentalmente e praticamente infinite potenzialità di connessione della nostra
esperienza acquisita con nuove progettazioni e creatività sociali e
tecnologiche. Pertanto, se un testo chiaramente scritto, ci rimanda a
sperimentazioni pratiche nuove (agricole,meccaniche,oppure sociali), non ci
rende forse più intelligenti!?!?
13 Ritieni che il contenuto di un libro ti possa essere d’aiuto
anche nella tua vita quotidiana? La domanda è un doppione della domanda
12, soltanto più semplice e per agevolare una risposta.
14 Quali secondo te, le differenze tra parola parlata e parola
scritta? 1)Quella scritta ha una funzione di fissazione della memoria;
mentre quella parlata può "volare" nei meandri dell’oblio. 2)La parola
scritta si caratterizza per il monologo; mentre quella parlata per il dialogo.
La scritta si rivolge a persone assenti e pertanto il contesto dev’essere
costruito e dettagliato (con una grammatica e sintassi comprensibile). Mentre la
parola parlata, avendo l’interlocutore appresso, può usufruire della mimica e
gestualità, con l’intonazione della voce. Ad esempio: ad una fermata del tram si
può dire: "il 5", perché il contesto è chiaro a chi è presente; mentre in uno
scritto bisogna esplicitare il contesto… 3)Di più. Il monologo della parola
scritta si caratterizza prevalentemente per uno stimolo interiore cosciente e
premeditato, non disturbato da stimoli perspicui e contingenti. Viceversa: il
dialogo della parola parlata è, per così dire, "disturbato", interrotto e con
più cambiamenti di direzione, determinati dagli stimoli esteriori:
l’imprevedibilità delle reazioni (anche emotive ed inconsce) proprie e degli
interlocutori, provocate dalla gestualità, espressività, dall’immediatezza della
situazione concreta, che sovente prevalgono rispetto agli stimoli interiori,
coscienti e premeditati dell’autoriflessione. 4)La parola parlata nasce
storicamente e psicologicamente prima di quella scritta… e la spiegazione è
contenuta nella risposta alla domanda 19.
15 Hai mai composto,al di fuori dall’esperienza scolastica,
racconti, poesie, saggi? Saggi e poesie.
16 Saresti interessato ad un corso di scrittura
creativa? Si, perché m’incuriosisce, in quanto è una domanda che non ho
formulato io, ma un collaboratore della biblioteca.
17 Dal tuo punto di vista quali valori riconosci alla lettura e
quali alla scrittura? Quali le differenze? Rispondo come la maggior parte
dei questionari: nella lettura è un individuo che scrive, che mi comunica e dà
riflessione con parole, dall’esterno verso l’interno; nella scrittura sono io
che sintetizzo il mio sapere-esperienza comunicandolo con parole, dall’interno
verso l’esterno. Ovviamente, il valore di entrambi è di comunicare esperienza
ed intelligenza.
18 L’avvento e l’invasione della TV, cinema, ecc… ha ridotto,
secondo te, il ruolo della lettura e parola scritta? Se si, perché? E’
noto che la TV soffoca intenzionalmente, coi suoi programmi… l’intelligenza
sociale, per perpetuare il dominio delle classi dominanti… Ma, il problema
del leggere poco, non sta soltanto nella TV distraente, come i più dei
questionari rispondono; ma soprattutto in una mancanza educativa ed emancipata
della scelta della lettura. Dunque, il problema non è contrapporre la cultura
dell’immagine a quella della parola, poiché sono due elementi di comunicazione
irrinunciabili per l’uomo. (vedi risposta alla domanda 19). Bisognerebbe
comprendere ed approfondire perché ci sovrastimolano quotidianamente di immagini
e di parole insulse che ci stordiscono anziché aiutarci a vivere meglio;
impedendoci riflessioni adeguate a gerarchizzare le nostre scelte e diminuendo
così le capacità attentive generali e la nostra autonomia… Un dubbio che
permane è quello di conoscere se in passato (quando non c’era la TV) si leggeva
di più, sapendo che la scolarizzazione era bassa e l’analfabetismo
alto…
19 Quali aspetti accomunano l’uso dell’immagine e
l’uso della parola? Quali le differenziano? Aspetti
comuni. 1)Ovviamente, sono entrambi medium di comunicazione
sociale. 2)L’immagine include e fa vivere la parola, in quanto quest’ultima,
coi suoi significati,richiama alla mente immagini di oggetti, azioni, qualità,
eventi, ecc. 3)Possono essere usate entrambi come simboli o metafore: ad
esempio un segnale stradale di pericolo è un immagine simbolo; le parole
libertà, amore, uguaglianza, ecc… sono spesso parole usate simbolicamente. Le
differenze. 1)Differenza cronologica. Nella storia dell’umanità
(filogeneticamente), nello sviluppo psicologico di un individuo dall’infanzia
alla maturità (ontogeneticamente), la comunicazione dell’immagine pratica e
dell’azione quotidiana nasce e si forma prima della parola. E’ noto che ai
primordi l’uomo comunicava con l’azione pratica e riteneva mentalmente immagini
senza parole ed accompagnava (al meglio) l’azione pratica con suoni inarticolati
o grugniti. E’ noto psicologicamente che un infante comincia a ritenere
stabilmente le immagini percepite verso gli otto mesi, mentre comincia a parlare
molti mesi dopo. 2)Differenza di mezzi e forme comunicativi. 2a) Con la
comunicazione di immagini vige una simultaneità di sensazioni, chiamate
percezioni. Se ad esempio, dobbiamo fruire percettivamente di una scena filmata,
ci accorgeremo che la nostra esperienza, sapere ci farà scegliere cosa guardare
o cosa ci interessa: lo sfondo o il contesto del paesaggio, oppure dettagli
mimici, espressivi del protagonista, oppure la musica, ecc... ; perdendo spesso
una visione d’insieme o di qualità essenziale che il regista voleva comunicarci,
e guardando invece frammentariamente… Non capita spesso che ci colpisca
l’avvenenza di una annunciatrice, il suo corredo, che le notizie trasmesse?!
Distraendoci dal contenuto?!? Dunque, la simultaneità visiva, sonora (nella
realtà, anche tattile, gustativa, olfattiva) da comunicare o fruire deve avere
gerarchicamente qualità comunicative essenziali e di sintesi, se non si vuole
far fallire la comunicazione. Con la comunicazione per parole, questa
simultaneità non esiste (immediatamente e percettivamente allo stesso modo). Se
ad esempio, leggiamo un brano scritto, noteremo che le parole, frasi, concetti,
hanno una sequenza grammaticale e di significati da decodificare, il cui
significato e senso del testo, pur guidato essenzialmente dallo scrittore,
lascia spazio, con le generalizzazioni delle parole, alla diversa fantasia
immaginativa dei lettori. Come ho già scritto, la parola è un medium che
rimanda all’immagine e alla realtà ed essa viene storicamente dopo (l’immagine),
e la sua caratteristica è la sequenzialità interpretativa che diviene
simultaneità, sintesi di immagini ed eventi nella nostra mente, soltanto dopo
aver letto, sequenziato le parole e decodificato gerarchicamente i loro
significati… 2b) Sicuramente l’immagine si esprime più efficacemente con
l’azione e gestualità concreta: ad esempio la raffigurazione della crudeltà di
un assassinio o di uno stupro, o viceversa l’amore e gli sguardi eloquenti ed
espressivi di due innamorati… Mentre una riflessione e dibattito filosofico
sono senz’altro più efficaci e sintetizzati nelle parole. Provate a
confrontare la lettura del libro con la visione del film: "Qualcuno volò sul
nido del cùcùlo": noterete che il film, con l’espressività vulcanica di Jack
Nicholson è insuperabile; perché improntato più sull’azione ed espressività dei
protagonisti che dai dialoghi… Provate, invece, a confrontare libro e film de
"I fratelli Karamazov" di Dostoevskji: quando discorrono filosoficamente,
confrontando il dio autoritario del vecchio testamento col dio persuasivo e
generoso del nuovo testamento. Ebbene, il film uccide e ridicolizza i contenuti
e forme letterarie dell’autore. Ciò vale per il film "Nel nome della rosa",
tratto dal libro di Umberto Eco, ridotto da ottimo romanzo storico e filosofico
ad un giallo… 3)Differenze del pensare ed esprimere per immagini; del pensare
ed esprimere per parole. 3a Pensare ed esprimere per immagini (pensiero
pratico). E’ noto, da studi di etnologi e paleoantropologi, che nel periodo
preistorico (in cui, ovviamente, la parola scritta non esisteva) esistevano
soltanto forme comunicative di" prelinguaggio", il quale accompagnava e indicava
l’attività o l’azione pratica con l’intonazione di suoni inarticolati (la
laringe e la faringe non erano ancora ben sviluppate), il cui significato era
compreso soltanto conoscendo direttamente, concretamente e perspicuamente la
situazione e mediante l’azione pratica. Pertanto, si comunicava mediante
azione e si interiorizzava ed elaborava psicologicamente ed astrattamente
immagini pratiche. Scrive lo psicologo Lurija: "Il lavoro per la
costruzione dello strumento non è un’attività semplice, determinata da
motivazioni biologiche immediate (il bisogno di cibo) (..) e può essere definita
la prima apparizione della coscienza, ovvero la prima forma di attività
cosciente che portò ad una radicale trasformazione di tutta la struttura del
comportamento. Il comportamento dell’animale è diretto alla soddisfazione
immediata dei bisogni. Nell’uomo che costruisce lo strumento, invece no! Perché
è un’azione particolare che assume un significato soltanto in seguito". In
sintesi: prima erano e sono i sensi e l’azione, e, soltanto dopo la parola (ma
questa, come vedremo, avrà per così dire, la sua rivincita)… ; è stata l’azione
pratica che, progressivamente ci ha insegnato ad astrarre ed elaborare un
pensiero pratico, a creare nuovi strumenti (protesi) ed interazioni con la
natura e coi propri simili. A conferma di quanto soprascritto è accertato che
l’infante psicologicamente sviluppa inizialmente una intelligenza pratica, dei
sensi, e soltanto successivamente userà la parola… 3b) Pensare ed esprimere
per parole. Vi sono parole concrete e proposizioni chiamate "parole per
avvenimenti", come i sostantivi: sedia, porta, tavolo, ecc… ; le proposizioni:
l’uomo spacca la legna, la casa brucia, un uomo corre; ebbene sono parole e
frasi che possono essere rappresentati e comunicati anche senza parola, mediante
il disegno e la mimica pratica (non simbolica). Il vantaggio dell’uso di
queste "parole per avvenimenti" (o concrete) è sostanzialmente quello di
velocizzare e sintetizzare meglio la comunicazione. Qui la parola non ha ancora
un ruolo qualitativamente produttivo di crescita intellettiva… Passiamo ora
alle "parole che comunicano rapporti logici". Un inciso. Per logica
intendiamo "rapporti di causa-effetto, i rapporti di inclusione in un intero, la
condizione, la limitazione parziale (..), la matematica logica" ; rapporti di
categoria: zibellino-animale, forchetta-posate, pino-albero, ecc… ; i
sillogismi, ecc… Fanno parte delle"parole che comunicano rapporti logici"
quelle parole astratte e generalizzanti quali: parole concetto: come libertà,
etica, morale, amore, odio, passato-presente-futuro, progresso, ecc… parole
di categorizzazione: come parentela, posate, animali, vegetali, ecc… ; esse
includono insiemi di oggetti e soggetti per identificare e
differenziare; parole di servizio: come preposizioni, congiunzioni, ecc… , ad
esempio: perché, sebbene, sotto-sopra, verso, da, insieme a, al posto di, ecc.
Esse "non hanno un significato oggettuale e non riflettono oggetti concreti ma,
appunto, rapporti tra loro"; parole composte: che, appunto, sono composte da
più significati, che però essenzializzano più significati in uno,
generalizzante. Ma veniamo ora all’uso quotidiano di queste. Ad esempio
proposizioni quali: Socrate è un uomo, il cane è un animale, Luigi e Carlo sono
cugini, Angelo ha una grande personalità, ecc… Ebbene, sperimentate, se è
possibile rappresentare,comunicare (come per le "parole per avvenimenti"),
queste proposizioni soltanto col disegno o con la mimica (non simbolica). Ad
esempio, comunicate a qualcuno, disegnando le proposizioni appena soprascritte,
senza l’uso della parola o segno simbolico. E’ come comunicare con uno
straniero (o peggio), non conoscendo la sua lingua… Soltanto la struttura
grammaticale della parola (o dei gesti simbolici dei sordomuti) può esprimere
tali rapporti con brevità ed efficacia di sintesi e precisa articolazione. Se
leggete un libro di filosofia, di storia, un romanzo, noterete senz’altro quanti
dialoghi e proposizioni sono prevalenti di "rapporti logici" rispetto alle
proposizioni di "avvenimenti"; il senso della frase dei concetti mettono in
secondo piano le parole per "avvenimenti" (o concrete). Esempio della frase:
"Gigi, lavando la macchina, pensò ad un tratto al bilancio della sua
vita". Osservate infatti, che l’azione pratica del lavare la macchina, che si
può raffigurare col disegno, è secondaria rispetto al pensiero del protagonista,
nel quale pensiero "vi si rispecchia legami e rapporti profondi che stanno
dietro (nascosti) agli oggetti", o all’azione del lavare la macchina. Altro
esempio. "I filosofi greci, sono i padri della filosofia, della logica,
dell’etica, della morale, ecc..." Scomponiamo essenzialmente la frase: si
scrive in generale di filosofi greci e padri (metafora) della filosofia, ecc...
; di quale filosofia, logica, ecc… non vi è nulla di specificato (si suppone
soltanto che il lettore sappia…). Si provi anche qui a raffigurare per disegno o
mimica concreta (senza parole o gesti simbolici) una frase del genere. Al
massimo si potrà disegnare un gruppo di nobili greci, riconoscibili dalle vesti,
che discutono, ma mai di che: di quale etica logica, morale, ecc… , e neppure
raffigurare il senso generale della frase (padri e fondatori della filosofia,
ecc...). Un altro passo connesso al pensare per parole di "rapporti logici" è
quello di "pensare e parlare-scrivere per categorie generali": anch’esse
nascondono oggetti concreti… Si pensi "ai concetti generali (come albero,
vegetale): non solo non impoverisce, ma arricchisce in misura enorme le nostre
concezioni". Infatti, la parola vegetale include più legami e rapporti che la
parola "betulla" e "pino"; "questo termine generale sussume (include) la
contrapposizione tra vegetale e animale, esso implica le sottocategorie "alberi"
ed "erbe", include tutta la ricchezza delle varietà degli alberi (pino, quercia,
betulla, ecc...), delle erbe (ortica, salvia, basilico, ecc...), dei cereali
(segala, frumento, avena, ecc...). In sintesi: la
generalizzazione-categorizzazione non impoverisce il concetto, ma lo
arricchisce, per così dire, in ascensione (generalizzazione) e discensione
(particolarizzazione-differenziazione). Implica un sistema di connessioni
ascensionali-discensionali logiche e gerarchizzanti finite e infinite… La parola
scritta, insegnata a scuola e dalla cultura letteraria, contribuisce ad uno
sviluppo intellettivo potenzialmente infinito… (Constatiamo con rammarico, che
questo sviluppo intellettivo logico-letterario è prevalentemente accentuato sul
piano tecnologico e formale, trascurando la parte fondamentale: educativa e
motivazionale dell’emancipazione umana…). A riprova di come la cultura umana
del linguaggio simbolico-cosciente della parola ci trasformi qualitativamente
l’intelligenza, prenderemo tre esempi di carenze logiche e astratte, determinate
dalla mancanza della possibilità di istruzione scolastica o cultura del
linguaggio simbolico, o carenze di sviluppo organico… Esperimenti psicologici
coi bimbi di 5-6 anni con frasi del tipo: "cade la pioggia perché… (risposta)
gli alberi sono bagnati". Per questi bimbi la causalità viene percepita
intuitivamente e non logicamente. "La barca galleggia e non affonda
(risposta) perché è bella" o "perché è grande", oppure "perché è piccola". Anche
qui vi è la sostituzione del concetto di causalità con la percezione immediata e
con la descrizione esteriore del fatto. Lo psicologo Piaget ritiene "che il
processo del pensiero infantile non abbia un carattere (adeguatamente) deduttivo
(conclusione logica da una situazione comune) e nemmeno un carattere
(adeguatamente) induttivo (passaggio da un giudizio singolare a una tesi
generale), ma quello di passaggio dal singolare al singolare" ancora
predominante. Esperimenti di etnologi, antropologi, psicologi, con gli "
uomini naturali" (o di cultura primitiva ancora esistente) dimostrano la carenza
del metodo deduttivo-induttivo, carenza logico-astratta. Si chiede di
rispondere a due sillogismi, ad un gruppo di "uomini naturali" viventi in zone
tropicali. "In tutte le località calde ed umide cresce il cotone." "Nel
villaggio x fa caldo ed è umido." Risposta corretta, in quanto hanno
esperienza pratica: "in questo villaggio cresce il cotone". Secondo
sillogismo: "nell’estremo nord dove c’è la neve tutto l’anno, gli orsi sono
bianchi" "Il paese x si trova all’estremo nord" "I quel paese gli orsi
sono bianchi o no? Risposta: "Non lo so". Ultimo esempio: della demenza
organica, o ritardo mentale, che accentua carenze logico-astratte
deduttive-induttive. Sillogismo: "Figlio-padre; madre-…(figlia, sorella,
nonna?)". La risposta logica è nonna. Invece la risposta è un tentativo di
ragionamento concreto: "Il padre ha un figlio il quale deve avere una
madre;la sorella può anche non esserci… la nonna è già vecchia.." Anziché
usare un ragionamento logico-deduttivo si fa un passaggio dal singolare al
singolare, concreto… In sintesi: la parola ci rende DEI, rispetto al mondo
animale e naturale, perché ci dà i mezzi per interpretare e sviluppare nuove e
infinite protesi tecnologiche e sociali (comportamentali), che ci permettono di
dominare la natura e la nostra natura in senso emancipativo; oppure perderci
definitivamente nel percorso intrapreso dalla società operante e autodistruttiva
del profitto… Per concludere degnamente una risposta così impegnativa e
impregnata di nuove prospettive, che la domanda n°19 ha comportato: -è arte
letteraria comunicare, combinare o connettere le parole più appropriate ed
efficaci per suscitare e sviluppare la nostra intelligenza filosofica-logica e
fantastica; -è arte visiva comunicare immagini ed eventi che colgano le
qualità essenziali che suscitino intelligenza espressiva, emozionale e
comportamentale… Combinare, connettere i due mezzi comunicativi senza
contrapporli, cercando l’armonia, la sintesi più creativa, è un’arte più
complessa e ricca (in quanto esiste sempre il rischio di deturpare, sminuire uno
dei mezzi comunicativi), sempreché le finalità siano l’accrescimento culturale,
tendente all’estinzione dell’oppressione dell’uomo sull’uomo. (Le note
virgolettate sono tratte dal testo "Corso di psicologia generale" di
A.R.Lurija.)
20 Preferisci leggere un libro o vedere un film?
Perché? Mi piacciono entrambi! Il perché essenzialmente è spiegato
nella risposta alla n°19. Vedere un film di Francois Truffaut o di Arthur
Penn è senz’altro piacevole, ma nel contempo impegnativo, perché richiede
concentrazione-attenzione; altra cosa che rilassarsi e vedere un film
d’evasione, frivolo e spesso stupido. Devo tuttavia ammettere che a volte talune
immagini mi corrompono: perché vedere, ad esempio, un bel viso e corpo di una
donna (insulsa) è un’attrattiva percettiva naturale e distraente, che se non
educata e combattuta, permane… In sostanza nei film, siamo fruitori spesso
passivi e acritici, soprattutto perché gli spettacoli che dovrebbero sollecitare
la nostra intelligenza ed emozioni, sono sempre più rari. Il leggere comporta
oggettivamente un impegno maggiore, poiché sollecita le nostre menti (e memoria)
a rappresentarci oggetti, rapporti, eventi che invece l’immagine ci dà già
fatti; e così si spiega perché i più trovano comodo ed attraente vedere un
film… Probabile che abbia acquisito una esperienza e cultura prevalentemente
letteraria. Leggere, per me, ha una valenza soprattutto scientifica, e con la
parola scritta posso più facilmente fissare, ripensare concetti e significati
che con le immagini in simultanea è facile sfuggano. Tuttavia, le immagini di
taluni film hanno valso per me svolte vitali-comportamentali…
21 Quali spazi alla fantasia ti concede la lettura di un libro,
quali la visione di un film? Rispondo con le parole di una ragazzina di
13 anni: "La lettura di un libro fa immaginare i vari personaggi, la visione di
un film, poterlo interpretare". Se, dunque, la visione di un film non
stimola, come nella lettura, la nostra fantasia e memoria soggettiva, ci insegna
(o almeno dovrebbe) a vivere ed interpretare la fantasia e creatività altrui ed
accrescere di conseguenza la nostra…
22 Hai mai confrontato una rappresentazione teatrale o un film
con il libro da cui sono stati tratti? Sì! E ho scoperto che il luogo
comune, del libro più bello del film, non sempre corrisponde al
vero... |