"CERCO
RAGIONI E MOTIVI DI QUESTA VITA..."
di Giuseppe
Bonicelli (spazio autogestito, saranno pubblicate eventuali
repliche; inviare una mail a
spazioaperto@scalve.com
specificando in "oggetto" l'argomento)
La filosofia,
scienza sociale interpretativa per
eccellenza, che alimenta nuovi dubbi e nuove certezze(con l'aiuto delle scienze
tutte!).
A Samantha che rosa dal dubbio e diffidenza verso i filosofi, non perda il gusto
del filosofare per alimentare un sapere dell'amore, libertà- autonomia,
felicità, supportato dagli istinti e piaceri naturali e sociali.
"Come si diventa
ciò che si è" " Ecce homo e altri scritti autobiografici" di Friedrich Nietzsche
(1844-1900). Edito Universale Economica Feltrinelli.
L'introduzione
è di Claudio Pozzoli che in sintesi considera Nietzsche uno "strano filosofo"
che ha il pregio di coniugare vita e pensiero. Io ho letto questo testo
autobiografico ed ho avuto la netta impressione che l'autore scriva di sé
soltanto positivamente, eludendo gli aspetti negativi o contraddizioni che ogni
essere umano porta con sé. E' abbastanza indicativo che non scriva nulla nel
testo sulla sua vita sentimentale (commento di Montanari), riducendo della metà
la sua personalità alla parzialità (seppur importante) della razionalità.
L' introduzione non sviscera la personalità dell'autore che nel testo è
evidente: l'estrema egocentricità! Ma su questo avremo modo di tornare. Eppure
l'autore dà senso e significato alle sue parole e concetti, condivisibili o
meno, ma sinceramente schierati: ad esempio contro la morale religiosa del
tempo.
La prima parte del testo descrive la sua infanzia e giovinezza, che
sostanzialmente è felice e serena, pur ricorrendo ossessivamente alla malinconia
della perdita del padre, avvenuta nell'infanzia.
Poi vi è come uno stacco di tempo che non fa comprendere il cambio di
personalità dalla giovinezza alla maturità: ad esempio la sua religiosità
infantile e giovanile contrapposta all'ateismo viscerale di adulto. Purtroppo ho
letto soltanto questo testo e pertanto non posso dare un giudizio più esteso.
Come vedremo, l'autore è molto duro contro la religione ed il romanticismo, con
punte negative di maschilismo. Ha comunque il pregio del coraggio e della
sincerità delle sue idee, e tenuto conto dell'epoca, è da apprezzare molto.
Ricorre in tutto il testo un egocentrismo fastidioso, come soprascritto, che è
coerente con la sua teoria del "superuomo" o genìa eletta, che può essere
equivocata e interpretata come legittimità da parte dell'autore della teoria
dell'oppressione dell'uomo sull'uomo.
Dopo questa mia breve introduzione seguiranno le mie valutazioni, citando mano a
mano la pagina del testo.
Pag. 55. L'autore scrive a proposito della composizione della poesia: "bisogna
curare innanzitutto le idee; una trascuratezza di stile è molto più perdonabile
di una idea confusa". Nell'arte non può esistere separazione tra estetica e
contenuto: è come, da una parte declamare versi poetici insulsi e
sentimatalistici di un buon letterato; viceversa avere ottimi sentimenti e
contenuti ma non essere adeguati e limitati nell'esprimerli letteralmente ed
esteticamente.
Pag.62.L'autore ha chiaro che conta una educazione onnilaterale, contro quella
unilaterale e specialistica. Già ho scritto sull'alienazione prodotta dalla
divisione sociale del lavoro che produce menti ridotte e alienate (vedi
www.scalve.it "spazio aperto e libero":"Inconscio conflittuale,
rimozioni,menzogne e alienazioni" di bonicelli giuseppe).
Pag.90. Nietzsche è interessato a come avviene la trasmissione del sapere tra
docente e discente e qual' è la più stimolante: dei "perché, che cosa e come".
In sostanza Nietzsche fa trasparire nel suo testo un sincero interesse educativo
all'autonomia dei giovani, e scrive a pag.166:
"si ripaga male un maestro se si rimane sempre suoi allievi. E perché non volete
voi strappare la mia corona? Voi mi venerate:ma che succederà se un giorno la
vostra ammirazione cadrà. State attenti che non vi crolli addosso una statua!".
Ad un docente che ha a cuore sinceramente la costruzione dell'autonomia dei
giovani, contro la loro dipendenza, non si può imputare erroneamente un
"superuomo" razzista che mira all'oppressione dell'umanità, in quanto un despota
che gode del suo potere, mai vive l'intenzione di emancipare i suoi simili, ma
li vuole dipendenti e servili; benché è vero che l'autore è di una egocentricità
maniacale…Questa è una contraddizione che deve far meditare!
Nel capitolo "La nascita della tragedia (1871) "l'autore scrive duramente: "La
dottrina cristiana(..)con la sua veridicità di Dio, bandisce l'arte, ogni arte,
nel regno della menzogna, cioè la nega, la danna, la condanna(..). Il
cristianesimo è stato fin dall'inizio, essenzialmente(..)disgusto e fastidio
della vita per la vita stessa(..)nascosto, agghindato sotto i panni della fede
in una vita "diversa" o "migliore". L'odio per il "mondo", la condanna delle
passioni, la paura della bellezza e della sensualità, un aldilà inventato per
meglio calunniare l'aldiquà".
Qui sono d'accordo con l'autore, contro la morale ipocrita clericale, sebbene è
da precisare che è esistita ed esiste un'arte di parte religiosa che ovviamente
l'autore dà per scontata. Inoltre l'autore si contrappone coraggiosamente come
l'Anticristo con la sua morale "col nome di un dio greco: la chiamai
dionisiaca".
Qui tengo a precisare che Nietzsche non differenzia mai, almeno in questo testo,
il piacere legittimo dei sensi e istinti dalle passioni negative dei vizi. Se
sono d'accordo sui pregiudizi ed oppressioni clericali della Chiesa contro i
piaceri della vita, è bene distinguerli dai vizi e dipendenze oppressive che
riguardano l'intera umanità, questi ultimi vanno contro la sua emancipazione.
Pag125 descrive bene il grande desiderio di esplorazione per il sapere, il
dubbio dell'autore che scrive: "ma è anche una malattia che può distruggere
l'uomo, questa prima esplosione di forza e di volontà di autodeterminazione,di
autodefinizione dei valori,questa volontà di libera volontà: e quanta malattia
si manifesta nei violenti tentativi e stranezze con cui il liberato, lo
svincolato cerca di dimostrare a se stesso il suo dominio sulle cose! Va errando
crudele, con insoddisfatta cupidigia(..).Non si potrebbero capovolgere tutti i
valori? e il bene non è forse il male? e dio solo un'invenzione e un'astuzia del
diavolo? Forse è tutto falso, radicalmente? E se siamo ingannati, non siamo noi
necessariamente anche ingannatori?-tali pensieri lo guidano e lo tentano ad
andare sempre più avanti, sempre più lontano la solitudine lo circonda e lo
attornia, sempre più minacciosa, più soffocante, più asfissiante, questa
tremenda dea e mater saeva cupidinum-ma chi lo sa cos'è oggi la solitudine?..."
E' evidente il desiderio e l'avidità per il sapere e conoscenza dell'autore,
fuori dai pregiudizi dell'epoca, ma pure il dubbio e la paura della solitudine
dell'incomprensione ed omologazione della sua epoca, soprattutto perché traspare
evidente che Nietzsche è un intellettuale introverso e solitario, che alimenta
una forma di paura e insicurezza: da un lato lo rende egocentrico e sicuro per i
nuovi saperi in divenire, un "superuomo", e dall'altro, appunto, dubbioso e
insicuro di essersi estraniato dall'umanità. Qui l'autore fa comprendere la sua
incapacità, rischio di "malattia", di non distinguere l'arbitrio dalla vera
libertà: dominio sulla natura e sulla propria natura! Tempo fa scrissi una
massima sulla solitudine che essenzialmente diceva: solitudine lacerante è
quella dell'essere abbandonati, emarginati, esclusi; solitudine positiva è
quella della scelta della riflessione, autostimolazione necessaria per capire il
senso-significato della vita. Il problema dell'introverso e in particolare di
Nietzsche è quello di un ridotto confronto con la realtà relazionale, cogli
altri.
Altri aspetti che il testo evidenzia. L'autore è antigermanico viscerale, anzi
ci tiene a dire che è di origine polacca; è antifemminista come vedremo in
seguito. Anch'egli cade nel tranello di sentirsi superiore agli altri (
"superuomo") ed è il difetto, di grado, di ogni forma ideologica di oppressione
e razzismo sociale. E qui torniamo alla contraddizione irrisolta: il 'superuomo'
(egocentrico) di Nietzsche può essere confuso con la teoria cosciente ed
oppressiva di una dittatura? Certamente no!
Nel capitolo "Aurora" (1881) pag138 l'autore scrive del "bene" e del "male" e
sua morale: " in presenza della morale infatti, come al cospetto di ogni
autorità, non si deve pensare né tanto meno parlare: qui si obbedisce! Da quando
il mondo esiste, mai una autorità è stata disposta a divenire oggetto di
critica". Nietzsche poi scrive argutamente della morale che non si basa sulla
paura e l'obbedienza, ma addirittura incantatoria della suggestione e fascino
dell'oppressore, che fa interiorizzare ai subalterni l'autorepressione! L'autore
di contro cosa propone? La teoria solitaria del "Superuomo" solitario ed altero,
senza prospettiva…
Nel capitolo "Genealogia della Morale" (1887), l'autore si riformula la domanda
che fece a 13 anni: "dell'origine del bene e del male". Una ottima domanda che
molti dovrebbero farsi per distinguere le convenzioni, omologazioni, legalità
contro ciò che è veramente giusto per l'individuo in corrispondenza col
collettivo, quale il vero senso della vita.
A pag. 156 scrive in modo dispregiativo del concetto di "compassione", ridotta
alla morale ipocrita della Chiesa, ridotta al sentimentalismo, mentre sarebbe
bene distinguere: il dolore per la disgrazia di un individuo o collettivo può
essere compassionevole in due modi: risposta dei disgraziati con la reattiva
fermezza, dignità, supportata sentimentalmente dalla autonomia, senza
vittimismo! Viceversa è sentimentalismo vittimista e ipocrita che non si dà un
sentimento veramente libero che aiuta il disgraziato.
L'autore scrive a pag.157: "Io sono un nemico dell'incresciosa moderna
effeminatezza dei sentimenti". Qui Nietzsche è irritante in quanto non
contrappone al sentimento ipocrita del tempo una alternativa propositiva: non si
possono negare i sentimenti ed emozioni, ma qualificarli in senso emancipativo,
sebbene tutt'oggi non si vedono grandi orizzonti…Non sto a commentare il
maschilismo dell'autore…
Siamo al capitolo "Ecce Homo come si diventa ciò che si è" (1888).
"Io sono un discepolo del filosofo Dioniso" dio dell'ebbrezza e Bacco. E poi
prosegue sostenendo che egli prospettive non dà, ma demolire è il suo mestiere.
Qui conferma la sua anima nichilista:
" Promettere di 'migliorare' l'umanità sarebbe l'ultima cosa che io farei(…).Rovesciare
gli idoli(il mio termine per ideali),questo sì che è il mio mestiere".
Pag.165: "Quanta verità sopporta, quanta verità osa una mente?(…).Ogni
conquista, ogni passo avanti nella conoscenza ha luogo a partire dal CORAGGIO,
dalla durezza verso se stessi,dalla pulizia verso se stessi,(…) perché fino ad
oggi per principio è stato sempre proibita solo la verità".
Ciò che ho evidenziato è la parola coraggio, poiché è il comportamento principe
che ci fa affrontare le piccole, medie e forti contraddizioni e rimozioni, che
ci fa scoprire le nostra capacità e autonomia, dentro la quale si pongono i
nostri limiti soggettivi da comprendere: insomma un coraggio che valuta
l'oggettività dell'ambiente e la propria soggettività di adattamento entro la
possibilità di trasformazione oggettiva-soggettiva. L'autore è ovviamente un
coraggioso per ciò che ha scritto.
Come leggibile, il nichilismo di Nietzsche verso la società dell'epoca è anche
rivolto verso se stesso. Il che significa che non dà prospettive neppure a se
stesso e ciò vuol dire vivere doppiamente male, rifugiandosi nei suoi scritti
critici, ma senza prospettiva e impotenza lacerante psicologicamente…
Pag.169 "PERCHE' SONO COSI' SAGGIO".
E' il titolo del capitolo che ho trascritto volutamente per dare l'idea
dell'egocentrismo dell'autore.
C'è a pag.176 una curiosa opinione dell'autore sulla malattia che "Infiacchisce"
il corpo e la mente che Nietzsche chiama "fatalismo russo", ossia l'individuo
nega ogni capacità di ribellione in quanto infiacchito.
Pag.177.L'autore cita Buddha per la vittoria sul 'risentimento', "Non con
l'inimicizia si pone fine all'inimicizia, con l'amicizia si pone fine
all'inimicizia".
Si tratta di stabilire quale tipo di risentimento, ad esempio: come si pone fine
all'inimicizia con prepotenti, arroganti, crudeli,integralisti, e oppressori di
vario genere? Nolenti/volenti, coi rapporti di forza, non certo col dialogo
condiviso. Si sa che la realtà è più complessa delle nostre interpretazioni e
può succedere che dopo aver imposto i propri rapporti di forza si possa, nel
tempo e lentamente, instaurare un dialogo condiviso col vecchio nemico, una vera
fiducia e dialogo… La vera amicizia si può dare soltanto a coloro che accettano
il dialogo senza presunzione di superiorità, se no vi è soltanto dipendenza,
ricatto o relazioni basate sui rapporti di forza appunto…Mi stupisce l'ingenuità
dell'autore.
Pag.178. "il pathos aggressivo è un elemento necessario della forza così come il
sentimento di vendetta e di rancore lo è della debolezza. La donna per esempio è
vendicativa: ciò è intrinseco nella sua debolezza, così come la sua sensibilità
per la miseria altrui". Qui l'autore evidenzia il suo più stupido maschilismo,
generalizzando come fa disprezzando tutti i tedeschi. Insomma, l'autore ha le
sue contraddizioni, si tratta di stabilire la sua onestà di fondo che può essere
inquinata da pregiudizi culturali dell'epoca. Io credo in questa sua onestà e
coraggio.
Pag.179 "PERCHE' SONO COSI' ACCORTO"
" Dio è una risposta grossolana, un'indelicatezza verso noialtri pensatori, in
fondo nient'altro che un grossolano divieto: NON DOVETE PENSARE."
Come non essere d'accordo che "la religione è l'oppio dei popoli" che ci fa
dipendere dalla paura, delegando spesso le scelte e coraggio a una divinità che
uccide la nostra autonomia e intelligenza…
Segue la filosofia dell'autore sull'alimentazione. Scrive: " da dove ha origine
lo spirito tedesco- dagli intestini in disordine".
E' evidente la forzatura del rapporto cultura del pensiero-comportamento con la
reazione alimentare. Io posso mangiare consapevolmente schifezze per anni, ma la
mia scelta negativa ed autodistruttiva è causata primariamente dalla mia
cultura, e se sto male fisiologicamente farò fatica a pensare bene, ma non sarà
la causa prima. Gerarchizzare le cause primarie e secondarie è compito di un
filosofo e qui l'autore non è per me lucido nel distinguere le qualità della
contraddizione.
Pag.188. "Non sarò forse invidioso di Stendhal? Mi ha rubato la migliore battuta
da ateo che avrei potuto dire: 'l'unica scusante di Dio è che non esiste'…Io
stesso da qualche parte ho detto: qual è stata fino ad oggi la maggiore
obiezione contro l'esistenza? Dio…". Qui mi è piaciuta la battuta di Stendhal,
autore che ho apprezzato per il suo grande romanzo "Il rosso e il nero".
Pag.189. "Non è il dubbio, è la certezza che fa impazzire(..)Noi tutti abbiamo
paura della verità.." Sono e non sono d'accordo con l'autore in quanto le
persone privilegiano ed hanno bisogno di certezze e sicurezze, ma queste
ripetendosi ci adagiano mentalmente e comportalmente nelle noiose abitudini
quotidiane che ci istupidiscono. Il dubbio, al contrario, ci dà incertezza ma
stimola la personalità e la crescita per nuove certezze... Per ciò che riguarda
la paura della verità è generalmente la mancanza di coraggio di affrontare
questa nella vita quotidiana, perché potrebbe creare inimicizia con classi e
ceti sociali che hanno interessi contrapposti. Vedi mio ultimo documento sulle
rimozioni conflittuali…
A pag.193-194, l'autore vive la contraddizione tra scrittore e lettore, in
quanto pretende di scrivere lui solamente cose giuste e sagge e vorrebbe che
fosse letto, e dall'altra critica il lettore:
" leggere un libro- questo io lo definisco una perversione!". Più avanti a pag.199
scrive ancora: "in ultima analisi nessuno può trarre dalle cose, libri compresi,
più di quanto non sappia. Ciò cui non si ha accesso in forza della propria
esperienza non si può udire".
Si sa che la lettura può stimolare pensieri e comportamenti nuovi, mediante
esperienze trasmesse da altri e pertanto stupisce questa svalutazione
dell'autore…
Pag.198 "PERCHE' SCRIVO LIBRI COSI' BUONI"
Pag.200. accenno al termine " 'superuomo', che indica un tipo di suprema
perfezione, in contrapposizione agli uomini 'moderni', agli uomini 'buoni',ai
cristiani e ad altri nichilisti(..). Altri bestioni eruditi mi hanno sospettato
a causa sua di darwinismo; esso è stato anche identificato con il 'culto degli
eroi', da me così rabbiosamente respinto".
L'egocentrismo dell'autore non fa bene alla causa del 'superuomo' che alimenta
la separazione e non l'emancipazione collettiva, in quanto alimenta la
separatezza della superiorità con l'inferiorità, che consciamente o
inconsciamente alimenta la competizione darwinista e il razzismo...Tuttavia
Nietzsche è inequivocabile nel condannare il darwinismo sociale ed il culto
dell'eroe. Contraddizione inconscia!
Voglio precisare che la differenza di saperi non necessariamente porta alla
oppressione tra gli uomini come insegna l'attuale società, perché la superiorità
e la competizione in tutti i campi della vita possono essere collettivamente
emancipative, perché possono insegnare i pregi, i limiti, le potenzialità di
ognuno, accettando e costruendo le altrui superiorità, ma pure accettando e
aiutando a superare e riconoscere le altrui inferiorità. Perché ciò non sia
utopia, è necessario l'educazione al dialogo e condivisione di comportamenti,
che essenzialmente questa produzione di vita contrasta con l'autoritarismo
basato sui rapporti di forza…
Pag. 201. "Io sono l'antiasino parexcellence e dunque un mostro della storia
mondiale,-io sono, in greco e non solo in greco, l' 'ANTICRISTO'"..
Pag.203. Chi non legge il suo 'Zarathustra' non comprenderà "l'arte che vi è
stata profusa con tanta abbondanza:nessuno mai ha disposto in maggior quantità
di mezzi artistici nuovi, inauditi.."
Pag .204. "Dai miei scritti parla uno psicologo senza pari".
Va bene essere contro la falsa modestia, ma l'opposta megalomania non è certo
meglio.
Pag. 204-205 "…fino a produrre quella terrificante idiozia secondo cui l'amore
deve essere 'altruista'…Bisogna essere saldi su se stessi, bisogna stare
valorosamente in piedi sulle proprie gambe,altrimenti non si può amare.(Qui è
implicita l'autonomia personale che sola permette l'amore. Mia nota).Questo le
donne lo sanno fin troppo bene: non hanno la minima considerazione degli uomini
altruisti, soltanto obiettivi…A proposito posso osare presumere di conoscere le
donne? Fa parte della mia dote dionisiaca. Chissà? forse sono il primo psicologo
dell'eterno femminino. Mi amano tutte -una vecchia storia: ad eccezione delle
donne mal riuscite, le 'emancipate', cui manca la materia prima per fare
bambini. (…). La donna è indicibilmente più malvagia dell'uomo, anche più abile;
nella donna la bontà è già una forma di degenerazione…(..).La lotta per ottenere
uguali diritti è addirittura un sintomo di malattia: ogni medico lo sa. La donna
più è donna e più si ribella con le mani e con i piedi contro i diritti in
generale: lo stato di natura, l'eterna guerra tra i sessi le conferisce di gran
lunga il primo posto.- Si è fatta attenzione alla mia definizione dell'amore? E'
l'unica degna di un filosofo. Amore -in quanto ai mezzi è guerra, in quanto ai
motivi odio mortale fra i sessi.- Si è ascoltata la mia risposta alla domanda
come si cura -come si 'salva'- una donna? Le si fa un figlio. La donna ha
bisogno di figli, l'uomo è sempre solo uno strumento: così parlò Zarathustra.
'Emancipazione della donna': è l'istintivo odio della donna mancata, cioè
incapace di generare, verso la donna ben riuscita- la lotta contro l' 'uomo' è
sempre solo un mezzo, un pretesto una tattica.(..). In fondo le emancipate sono
gli anarchici nel mondo dell'eterno femminino, le più svantaggiate, il cui
istinto più profondo è la vendetta…".
Di seguito,alla stessa pagina, l'autore scrive: "E per non lasciare alcun dubbio
sulla mia opinione, tanto onesta quanto rigorosa, in questo campo, voglio
aggiungere ancora un principio del mio codice morale, contro il VIZIO, con il
termine vizio io combatto ogni specie di CONTRONATURA o, per chi ama le belle
parole, di idealismo. Recita tale principio: "predicare la castità è una
pubblica istigazione alla CONTRONATURA. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni
tentativo di lordarla mediante il concetto di 'impuro' è un delitto contro la
vita stessa, -è l'autentico peccato contro il sacro spirito della vita."
In queste pagine(204-205) Nietzsche concentra, secondo me, la massima
contraddizione. Da un lato esprime il suo massimo maschilismo verso le donne,
alimentato probabilmente dal pregiudizio dell'epoca, con una ferocia
impressionante, ma con una convinzione, secondo me, supportata da una buona
fede, senza malignità e cattiveria gratuita, benché questo maschilismo avrà
contribuito culturalmente a perpetuare di seguito oppressioni laceranti verso le
donne. Dall'altro lato ha il coraggio di criticare duramente i pregiudizi
religiosi dell'epoca contro i piaceri naturali, implicitamente distinguendoli
dal vizio, che è contronatura. Come scritto all'inizio è un autore molto
contraddittorio.
Pag. 207 "LA NASCITA DELLA TRAGEDIA"
Pag.208. L'autore mediante Socrate accenna alla contraddizione tra istinto e
ragione:
" 'Ragionevolezza' contro istinto. La 'Ragionevolezza' a ogni costo come potenza
pericolosa, che mina i fondamenti della vita".
Mi riconosco con l'autore in quanto istinto e ragione sono in conflitto
necessariamente nelle società di classe, che hanno bisogno di opprimere mediante
convenzioni e pregiudizi; mentre l'educazione emancipata insegna che gli istinti
(aggiungo anche le emozioni e percezioni) hanno una costante evoluzione
societaria determinata dalla ragione (vedi sito www.scalve.it spazio aperto e
libero: " Arte come educazione ai sentimenti ed emozioni" di bonicelli giuseppe)il
che significa che i piaceri , le percezioni, gli istinti possono essere educati,
automatizzati psicologicamente, ad essere organici e armonici con la ragione,
non necessariamente conflittuali come in questa società…
Pag.209. " perché alla VERITA' ci si avvicina quanto può osare spingersi avanti
il CORAGGIO, in proporzione alla forza che si ha.(..). I décadents hanno bisogno
della menzogna, per loro è una condizione di sopravvivenza".
Infatti, alla verità si giunge soltanto col coraggio nell'affrontare le piccole,
medie.grandi contraddizioni della vita, che ci fanno superare le avversità ed
ostacoli della vita ed alimentano il nostro sapere e l'autonomia che tanto mette
paura alle classi oppressive…Si pensi alle paure, rimozioni e menzogne
quotidiane per non essere esclusi da una comunità, dalle CONVENIENZE
personali…In questo senso l'autore è coerente e coraggioso nel criticare le
convenzioni e il conformismo del tempo.
Pag.224 "AURORA"
Pag.225. "L'origine dei valori umani è per me una questione di primordine, in
quanto condiziona il futuro della umanità. Esigere che si creda che tutto in
fondo sia nelle mani migliori, che un libro, la BIBBIA, sia la garanzia
definitiva della guida e della saggezza divina della sorti dell'umanità, ciò
significa, ritradotto nella realtà, la volontà di tenere nascosta la verità sul
misero contrario di tutto questo, e cioè che l'umanità finora è stata nelle mani
peggiori, che è stata governata dai più disgraziati, dagli astuti-vendicativi,
dai cosiddetti "santi", questi calunniatori del mondo e guastatori dell'umanità"
Qui abbiamo il ripetersi dell'anticlericarismo di Nietzsche, che ho già avuto
modo di approfondire sopra. L'autore prosegue sulla contraddizione religione e
vita organica dell'umanità, che è necessariamente per l'autore egoistica e non
altruistica, nel senso che la religione nega i piaceri e gli istinti naturali
dell'umanità con le proibizioni e convenzioni… Il limite di Nietzsche è proprio
quello di contrapporre la sola naturalità dell'uomo e non invece la naturalità
cosciente e collettiva, e dunque anche altruistica-emancipatrice, che si
contrappone ai pregiudizi delle religioni oppressive e coscienti, ma pure
progetta un vivere nuovo. In sostanza è si anticonformista l'autore, ma
individualista nelle soluzioni; egli è solo CONTRO, ma NON PER il che cosa e per
chi…
Pag.248. "IL CASO WAGNER"
Pag.251. Nietzsche, dopo aver criticato pesantemente l'ipocrisia dei vari
filosofi d'epoca(Leibniz, Kant, Schelling, Schopenhaurer, Hegel, ecc.), scrive:
" Lo 'spirito tedesco' è la mia aria cattiva: respiro a fatica vicino a questa
disonestà in psychologicis divenuta istinto che si rivela in ogni parola, in
ogni espressione di un tedesco(..) fino ad oggi i tedeschi non hanno mai avuto
psicologi. Ma la psicologia è, si può dire, il criterio della purezza o
dell'impurità di una razza…E se non si è neanche puri come si può essere
profondi? Nel tedesco, quasi come in una donna, non si arriva mai al fondo,
perché non ha un fondo: è tutto qui." E qui torniamo alle generalizzazioni!
Contro i tedeschi, contro le donne, e la psicologia cos'è per Nietzsche? In
questo testo la cita molte volte, ma non può essere ridotta senz'altro al
significato della 'purezza' o 'impurità' di una razza, per quanto la purezza è
intesa con la sincerità, che è la base per una crescita emancipativa. Le parole
devono essere riempite di esempi-comportamenti,se no si gioca con sofismi,
menzogne, tautologie, generalizzazioni che eludono i veri significati,ecc.
Ad esempio per me psicologia ha il significato essenziale della capacità umana
di percepire, interpretare-decodificare la realtà che ci circonda e che si vive
(intendendo anche la riflessione che un libro,un film o la realtà astratta ed
emotiva ci può stimolare a nuovi comportamenti), elaborandola mentalmente e di
conseguenza rispondendo con comportamenti più adattivi e corrispondenti alla
realtà, che significa ancora comportamenti di massima autonomia sociale, che
comprende valori positivi come coraggio, sincerità, generosità, onestà, ecc. Se
viviamo e ci adattiamo psicologicamente all'attuale società che è corrotta e
corruttrice in modo servile non si è buoni psicologi; avere una buona psicologia
individuale e collettiva significa lottarle contro, al contrario, come accade,
incorrere in perenni paure, ossessioni, disturbi psicologici, malattie
mentali…Tornando all'autore, egli è coerente,coraggioso 'duro', con i suoi
contemporanei e colleghi, ma tende a negare della psicologia l'aspetto emotivo e
sentimentale, criticando giustamente quello ipocrita e conformista del suo
tempo, contrapponendo un nichilismo, una durezza personale che tende
all'allontanamento degli uomini, in quanto vige un comportamento quasi eroico
(che lo stesso Nietzsche condanna), inarrivabile, da 'superuomo' appunto. Ecco
perché, e mi ripeto, egli è un buon psicologo solo a metà.
Pag.255 "PERCHE' IO SONO UN DESTINO"
" Conosco la mia sorte. Un giorno al mio nome sarà legato il ricordo di qualcosa
di gigantesco, - di una crisi come mai ce ne furono sulla terra, del più
profondo conflitto di coscienza, (..). Io non sono un uomo, io sono dinamite. -
E con tutto questo non ho niente di un fondatore di religioni - le religioni
sono roba da plebaglia, io sento il bisogno di lavarmi le mani dopo essere stato
a contatto con persone religiose…Io non voglio 'credenti', mi ritengo troppo
maligno per credere in me stesso, non parlo mai alle masse…" .
Ennesimo esempio di megalomania; ma la cosa che voglio evidenziare è il suo
atteggiamento di chiusura verso le masse: una chiusura comunicativa. Già il suo
MODO di comunicare per sentenze chiude la disponibilità di dialogo; in secondo
luogo si comunica selettivamente: ad esempio, a un credente ingenuo e in buona
fede si può comunicare e sperare in un cambiamento; mentre ad un credente
bigotto e integralista comunicare è un'impresa da titani, tanto più sperare in
un suo cambiamento. Come esempio penso alla mia esperienza di ex cattolico
praticante e convinto che faticosamente accetta le scienze paleoantropologiche e
matura il cambiamento radicale, pur non disprezzando le contraddizioni dei molti
cattolici sinceri, generosi e disponibili al dialogo; semmai sarò inconciliabile
con la loro istituzione…
.Pag.256. " ci saranno guerre come mai sulla terra ce ne sono state. Solo a
partire da me sulla terra ci sarà la grande politica".
Qui uno si chiede se l'autore è dio! E' vero che bisogna affrontare il dolore
con la CONOSCENZA e VIRTU', ma la virtù del coraggio e conoscenza implica la
conoscenza del LIMITE, se no si diviene egocentrici, integralisti e quant'altro.
Da pag. 257 a pag.258, Nietzsche attacca la falsa bontà del tempo e cita anche
il suo Zarathustra.
" Gli uomini buoni non dicono mai il vero. False cose e sicurezze vi hanno
insegnato i buoni; nelle menzogne della bontà eravate nati e protetti. Tutto è
falsificato e deformato fino alla radice del bene(..). I buoni - non sanno
creare, sono sempre l'inizio della fine - Crocifiggono colui che scrive nuovi
valori su nuove tavole, sacrificano a se stessi il futuro, crocifiggono il
futuro degli uomini!"
Qui rimarco l'assenza dell'alternativa di bontà dell'autore. Può essere
considerata implicita da parte del lettore, ma il suo testo lascia trasparire
pregi come coraggio, onestà, sincerità da parte dell'autore, ma la sua
egoncentricità, presunzione, razionalità al limite del cinismo non fa trasparire
minimamente qualche sentimento di affetto e sensibilità per l'umanità, almeno
per la parte oppressa e che crede in una trasformazione. Ciò mi fa pensare ad
una conferma di ciò che ho scritto inizialmente: l'autore elude nettamente la
parte emozionale-sentimentale dell'uomo in generale. Che piaccia o meno è una
parte che l'uomo deve affrontare necessariamente per poter pensare seriamente a
qualsiasi cambiamento della società mediante l'educazione…Se all'autore non si
può imputare l'ispirazione al nazismo mediante la sua concezione del 'Superuomo',
come ho spiegato inizialmente, ad esso si possono imputare le lacune
sopraelencate, senza demonizzazioni (visto che le sue previsioni catastrofiche
sull'umanità si stanno avverando).
Pag. 260. " Sono stato capito?... Quello che mi divide, e mi esclude da tutto il
resto dell'umanità è l'aver messo allo scoperto la morale cristiana". Qui
concordo con Nietzsche!
"..è il fatto assolutamente terrificante che la CONTRONATURA in persona ha
ricevuto i più alti onori come MORALE(..).Avere insegnato a disprezzare gli
istinti primari della vita; aver inventato un' "anima" uno "spirito", per
degradare il corpo a vergogna; (..) la sessualità come qualcosa di impuro (..).
Questa morale, l'unica che finora sia stata insegnata, la morale della rinuncia
a sé, tradisce una volontà di rovina, nega la vita".
Pag.262 " Il concetto di "DIO" inventato come contrapposizione alla vita(..). Il
concetto di "ALDILA'", di 'vero' mondo inventato per svalutare l'unico mondo che
esista, - per non lasciare nessun fine, nessuna ragione, nessun compito a questa
nostra realtà terrestre (..). Il concetto di 'peccato' inventato per confondere
gli istinti, per trasformare la diffidenza per gli istinti in una seconda
natura"
Nietzsche finisce scrivendo: "SONO STATO CAPITO? - DIONISO CONTRO IL CROCIFISSO"