"CERCO
RAGIONI E MOTIVI DI QUESTA VITA..."
di Giuseppe
Bonicelli (spazio autogestito, saranno pubblicate eventuali
repliche; inviare una mail a
spazioaperto@scalve.com
specificando in "oggetto" l'argomento)
IL PERCHE’
DI QUESTO SAGGIO Ho deciso di scrivere questo saggio
soltanto ora, benché lo avessi in mente da quasi 20anni.
Infatti, in uno (mai pubblicato) analizzo la differenza tra il socialismo
sovietico e quello di Mao in Cina per poi alludere al comunismo che intendeva
Marx. Uscito dalla prigionia nel ’95, mi diletto in saggi di vario genere, ma
dell’economia (chiamata scienza triste) non scrivo nulla, pur tenendomi
aggiornato dell’evoluzioni-involuzioni dell’economia capitalista.
Prima della crisi del 2008, non mi sarei mai sognato di scrivere questo
documento in quanto pensavo mi avrebbero deriso! Ora sono convinto dell’agonia
di questo sistema, e non me ne rallegro, poiché trova l’umanità deteriorata alla
massima potenza per l’alienazione del pensiero unico capitalista, alimentando lo
scetticismo per un cambiamento radicale.
Dopo un approssimativo scritto dell’ottobre 2008: Perché l’attuale crisi è
peggiore della crisi del 1929, decido che è necessario dare una prospettiva,
seppur abbozzata, radicalmente diversa da questa produzione di vita. E, nel mio
saggio, sono combattuto nel decidere se essere più approfondito o essenziale (ad
esempio la mancanza di una approfondita analisi sul fallimento dei socialismi,
mancato approfondimento psicologico dei diversi processi di alienazione
capitalista, mediante la sovrastimolazione di strumenti, cose, concetti e
bisogni indotti. Altro aspetto, un approfondimento più dettagliato sulla
concreta ed immediata transizione da questa produzione di vita a quella
immaginata-sognata.), perché temo che in quest’epoca delle
sovrastimolazioni-confusioni, di scritti e saggi, anche questo scritto venga
facilmente messo da parte. Non mi credo assolutamente di essere il nuovo Marx,
ma un suo modesto epigono, il quale crede o s’illude che le sue parole di
SPERANZA siano uno stimolo di riflessione, dibattito e dialogo e che non si
perdano nelle grida o sordità di questa stupida, ma crudele e insensibile
società…
Ovviamente è la seconda parte che amo di più. E l’ispirazione mi venne, anni fa,
dal “Che Fare”, un romanzo di Nikolaj Gavrilovic Cernysevskij, scritto nel
1862-’63, da cui trasse poi il titolo per il suo famoso saggio Lenin. Egli
immagina e sogna un vivere economico e sociale armonioso, senza avidità,
conflitti… Il suo ottimismo è quello di un socialista (non scientifico!) dell’
‘800, dato da un grande entusiasmo e fiducia nell’uomo, ma purtroppo la
ricchezza misurata dal tempo di lavoro ha demolito, nell’oblio, persino la
genialità del grande timoniere Mao...
L’ERRORE
SOCIALE. Lo scrivente è stato, anch’egli, pieno di errori nelle scelte fatte in vita,
sovente con atteggiamenti integralisti… L’errore sociale andrebbe considerato
come la via sbagliata da non percorrere più, come avviene tranquillamente nelle
scelte sbagliate delle scienze particolari. L’errore va perdonato se i
comportamenti conseguenti condannano implicitamente quelli precedentemente
sbagliati…
Saremo capaci di misurare, controllare la violenza e l’odio (come mezzi!!!)
verso le ingiustizie, facendo prevalere una umanità motivata e finalizzata al
dialogo condiviso, all’amore per la libertà?!?
Sapremo capovolgere l’insegnamento di questa produzione di vita che ci fa
percepire facilmente e individualmente, più le lacune e difetti umani altrui
(eludendo i propri) che i pregi?
Io non ho la sfera di cristallo di come si indirizzerà la storia umana: nel
comunismo o nella barbarie. Sono convinto che ciò che ho scritto, sia
fondamentale misurarlo per una possibilità di salvezza umana e se qualcuno vorrà
trovare soltanto i miei limiti di esposizione o addirittura quelli passati
personali, ebbene si collochi tra coloro che perpetua la mentalità competitiva,
alienata ed autodistruttiva; mentre se, questo/i qualcuno contribuirà ad una
critica arricchita e propositiva, ne sarò più che lieto!
Nella piazza del mio paese vi è scritto una massima: NON DIR DI ME FIN CHE DI ME
NON SAI. PENSA DI TE E POI DI ME DIRAI . Ma nella panchina, sotto la scritta
(ignorata), quante calunnie e quanti pettegolezzi gratuiti si perpetuano!
Pepe 2009.