"CERCO
RAGIONI E MOTIVI DI QUESTA VITA..."
di Giuseppe
Bonicelli (spazio autogestito, saranno pubblicate eventuali
repliche; inviare una mail a
spazioaperto@scalve.com
specificando in "oggetto" l'argomento)
INCONSCIO
CONFLITTUALE, RIMOZIONI, MENZOGNE E ALIENAZIONI
Frammenti di analisi di una società che distrugge l’autonomia per
l’emancipazione.
Per caso mi
sono ritrovato in mano un vecchio testo di Erich Fromm “ Marx e Freud “Oltre le
catene dell’illusione”, scritto nel 1962, edito da “Il Saggiatore”. Avevo già
letto e studiato dell’autore “L’arte di Amare” e “Avere o Essere?” e devo molto
a questo autore che potrei definire un marxista sociale, un cattolico eclettico,
che al di là di taluni limiti (ad esempio mancanza sistematica e articolata di
proposta e soluzione teorica dei problemi sollevati) apre le coscienze come
pochi.
Ciò che più mi ha incuriosito è l’argomento sull’ “Inconscio individuale e
Inconscio collettivo” comprendendo l’analisi del concetto di “Alienazione” di
Marx.
Fromm, con questo testo, riesce a coniugare il rapporto di ALIENAZIONE
INDIVIDUO-COLLETTIVO, ossia completare in parte il lavoro che Marx ed Engels non
ebbero tempo di fare: la cosiddetta schematicamente “base economica”
capitalistica che interagisce, incide e condiziona psicologicamente, coi suoi
rapporti di proprietà, la vita di ogni individuo, il suo conscio e inconscio
(qui si spiega il coinvolgimento e confronto tra Marx e Freud).
Stimolato da questi quesiti e confronti tra Marx e Freud ho trovato elementi di
sintesi importanti da rielaborare e approfondire per far comprendere come in
questa epoca distruttiva del capitalismo, l’alienazione, l’inconscio rimosso, le
menzogne che li supportano, sono fondamentali mezzi oppressivi per perpetuare
l’attuale vita capitalista che ci sta inesorabilmente portando all’estinzione
come specie umana.
I PRINCIPALI SIGNIFICATI E ASPETTI DELL’INCONSCIO.
-
INCONSCIO INFANTILE. Determinato dall’infanzia preverbale e presimbolica è
difficile che emerga perché, come scrive il neurofisiologo e membro didatta
della società psicanalitica Mauro Mancia, è “un inconscio NON RIMOSSO preverbale
e presimbolico (non cosciente), legato alle prime esperienze” di vita,
traumatiche e non. Impossibilitate (queste esperienze) dall’essere elaborate
dalla coscienza della parola, possiamo trascinarcele caratterialmente per tutta
la vita, se traumatiche, uscendone con psicoterapie o analisi...(analisi dei
sogni, significanti e associazioni delle parole, transfert..).
Le difficoltà e le lacune della psicologia infantile si stanno piano piano
colmando, ma restano resistenze oggettive di elaborazione psicologica (e mi
ripeto) dentro i lati oscuri dell’inconscio infantile, conflittuale,
delle paure determinate da vessazioni e mancanza di affettività che spesso non
emergono coscientemente per tutta la vita. Da qui l’importanza di una nuova
affettività genitoriale educativa che il mondo adulto e la società si deve
dare; argomento che sto sviluppando altrove. Sono convinto che la psicologia
dell’infanzia e la scienza preciseranno nell’andar del tempo la reale
distinzione del rapporto natura-cultura o ereditarietà-comportamento appreso,
dando un ruolo adeguato all’affettività educativa dell’adulto nei confronti
dell’infanzia, contro le facili schematizzazioni dell’innatismo comportamentale
che la cultura USA diffonde falsamente.
- INCONSCIO AUTOMATICO o APPRESO, NON CONFLITTUALE. Necessario per adeguarsi
alla vita: motorio e concettuale. Esempi degli automatismi
psicomotori appresi che non richiedono più la necessità di coscienza o
attenzione nel praticarli: guidare la macchina pensando o chiacchierando di
musica o arte; scrivere a macchina concentrandosi sui concetti da scrivere;
lavare i denti pensando ad altro e talvolta scordarsi di averlo fatto;ecc.
Esempi di automatismi concettuali appresi: stimolati da una discussione,
la nostra mente richiama inconsciamente ragionamenti fatti in passato e
riproposti nella discussione; preparare un discorso con appunti ed esprimerlo
(dopo ore) elencando inconsciamente i punti salienti senza consultare gli
appunti scritti precedentemente.
Un inciso. E’ ormai risaputo che la memoria è la sede dell’inconscio e pertanto
non facciamo confusione tra inconscio e il non saputo, mai vissuto( mai
sperimentato e appreso e dunque mai inconscio).
Come dal titolo, l’inconscio automatico soprascritto non è conflittuale,
anzi questi automatismi inconsci sono necessari per una evoluzione psicologica
che permette ad ognuno di noi di spostare più avanti, evolvere e talvolta
rivoluzionare la nostra coscienza ed attenzione per altre e nuove elaborazioni
teoriche e pratiche.
Nell’inconscio AUTOMATICO ci sono da comprendere aspetti importanti come quello
motivazionale e quello emotivo. Del rapporto EMOZIONE-RAZIOCINIO
rimando ad un mio saggio (sul sito
http://www.scalve.it “spazio libero e aperto”) di come si possono guidare ed
educare le emozionipenetrando l’inconscio col conscio...di come le
percezioni emotive si evolvono o involvono con la cultura ed educazione.
- INCONSCIO RIMOSSO CONSAPEVOLMENTE e CONFLITTUALE. Qui prima di addentrarmi a
spiegare il suo significato paradossale devo spiegare il significato di
RIMOZIONE.
“Nella concezione freudiana dell’inconscio, rimozione significa che la
consapevolezza dell’impulsoè stata repressa, ma non l’impulso stesso(..).
Di fatto rimozione significa una distorsione della coscienza dell’uomo, non
significa l’eliminazione degli impulsi proibiti (l’eliminazione, o il nascondere
le paure o spiacevolezze.. Mia nota.). Tutto ciò vuol dire che le forze inconsce
sono confinate e dirigono le azioni dell’uomo alle sue spalle.” (Fromm). Ma di
seguito avrò modo di precisare meglio il significato di rimozione.
Questo argomento che Freud ha genialmente sviluppato (pur con le lacune che la
psicologia moderna ha rilevato…), riguarda l’ inconscio conflittuale che
io voglio riprendere su taluni aspetti perché non d’accordo con l’autore(Fromm).
Tornando all’inconscio rimosso: esso è determinato da una INIZIALE RIMOZIONE
CONSCIA che nell’andar del tempo diviene, appunto, INCONSCIA. A differenza
dell’inconscio infantile che non ha coscienza della rimozione, l’inconscio
adulto può coscientemente rimuovere e AUTOMATIZZARE la rimozione rendendola nel
tempo inconscia. Come scriveva Nietzsche: “La memoria
mi dice che ho fatto qualcosa. L’orgoglio mi dice che non l’ho fatto e la
memoria si sottomette”.
Questo è uno degli argomenti centrali che Fromm, secondo me, non affronta
sino in fondo. Chi avrà modo di leggere il suo bellissimo testo, noterà una
implicita giustificazione all’individuo portatore di vizi e difetti divenuti
inconsci, impossibilitato dalle resistenze inconsce a sviscerare questi vizi
ed errori. L’autore scrive a pag.111-112:
“La coscienza dei componenti delle élite è un prodotto della loro esistenza
sociale(..). A livello di coscienza sono onestamente convinti di essere
animati da patriottismo per il proprio paese, dal senso del dovere, da principi
morali e politici, ecc.(..) e, a livello di coscienza, i suoi componenti sono
sinceri. Proprioperché sono sinceri, e perché
non sono consapevoli delle motivazioni reali che stanno dietro ai loro pensieri,
per loro è difficile cambiare idea. Questa gente non è spinta da strapotente
avidità di potere, denaro e prestigio”. Quando si parla di élite di potere, non si parla di un
piccolo capitalista, un artigiano, ecc. avido di denaro e potere che non conosce
i meccanismi generali del capitalismo globale; qui si parla di élite cosciente,
che sa di affamare politicamente-economicamente milioni di persone, di
complicità di ingiustizie e oppressioni a diverso grado, ma cosciente! So
di esempi concreti: di aver edotto individui sulle loro responsabilità di
sfruttamento economico e strumentalizzazione culturale, sulle loro rimozioni
delle verità nascoste per interessi di prestigio personale ed economico. Notavo,
nel tempo, il disagio cosciente di questi individui nell’evitare con me
argomenti che rimandavano alle loro responsabilità individuali e collettive.
Insomma, le loro rimozioni CONSCE, divenivano INCONSCE
soltanto sino a che la presenza critica e cosciente di un individuo ricordava
loro la verità! Essi evitavano,rimuovevano coscientemente certi argomenti e
spostavano la discussione per altri. Questa è una delle discriminanti che mi
differenzia dall’autore, perché implica la possibilità, più o meno, educativa di
emancipazione e svelamento della menzogna.. Se non si affronta adeguatamente il
problema della sincerità-menzogna, delle motivazioni delle rimozioni, non si
avranno rimedi e proposte adeguate sociali, ma soltanto impotenza e
rassegnazione.
Quando sopra scrivo dell’ “iniziale rimozione conscia” voglio dire che
gli individui fanno una scelta consapevole per evitare, rifiutare, la
contraddizione “spiacevole” (data ad esempio dalla paura, da un trauma
sociale-individuale, dalla convenienza..). In sostanza se a tali individui si
fa notare tale rimozione, essi la negheranno con resistenza, mentendo a se
stessi e agli altri.
La MENZOGNA ha un ruolo fondamentale come mezzo e causa per perpetuare
la rimozione.
La nostra è una società impregnata dalla menzogna: la parola è il segno per
eccellenza per decodificare il presente e il passato ( le esperienze delle
precedenti generazioni), è il segno per progettare opere e comportamenti futuri
della specie umana..; di contro è però anche il segno che può ingannare
consapevolmente (con la menzogna) la collettività e se stessi, in quanto con la
parola si può dilazionare nel tempo i comportamenti che la verificano.
Ecco alcune facce della menzogna.
Dato per scontato che la menzogna è contrario di verità e che conosciamo il suo
più quotidiano significato, ecco di seguito altri aspetti meno approfonditi.
a) Ricostruire un evento in modo
diverso e falso, tacendo i propri errori e i meriti dell’avversario,
focalizzare aspetti marginali di un evento, trascurando e rimuovendo
consapevolmente quelli più importanti ed essenziali,dire, in
sostanza, mezze o parziali e secondarie verità.
b) Spostare l’attenzione degli interlocutori sugli errori altrui, nascondendo
i propri. Attaccare per non essere attaccati!
c) Ho avuto modo di verificare i molti silenzi di intellettuali,
filosofi, artisti ecc. che per il cheto vivere e per vari opportunismi e
convenienze, non raccontano mai menzogne, ma tacciono e
rimuovono molte verità! d) La motivazione della menzogna non è sempre negativa
e lesiva verso se stessi e gli altri: ad esempio talvolta si mente per
proteggersi da individui di cui non si ha fiducia e per garantire la propria
vita privata.
Quando sopra scrivo della rimozione conscia che diviene inconscia (automatica..)
rimando al fatto che si mente a se stessi, cioè vige l’autoinganno.
Ciò significa che se un individuo mente a se stesso, ha disinvoltura inconscia
a mentire agli altri e ciò implica nel tempo la mancanza di fiducia,
la difficoltà di verifica della verità, il deterioramento dei rapporti sociali,
la diffidenza, le paure, ecc.
Non credo vi sia bisogno di fare esempi di come mentiamo, seppure i gradi della
menzogna siano differenti nei diversi ceti e classi sociali e individualmente.
Un inciso: che la menzogna sia oramai accettata e
talvolta persino promossa ambiguamente come un pregio intellettuale è un
fatto: riviste scientifiche autorevoli come “Mente e Cervello” (nel n°17
settembre-ottobre 2005), scrivono:
“ Secondo uno studio del 2004 condotto da Richard
Byrne e Nadia Corp dell’università di St Andrews in Scozia, il ricorso
all’inganno da parte dei primati aumenta in funzione del volume neocorticale. I
membri della specie con i cervelli più voluminosi sono i più inclini a
ingannarsi a vicenda. Ovviamente la dimensione del
cervello umano supera quella di tutti gli altri nella graduatoria basata sulle
dimensioni del corpo.”
Qui siamo all’offesa della scienza paleoantropologica!
Che la furbizia e l’inganno siano aspetti necessari per la lotta
alla sopravvivenza tra predati e predatori è indubbio e necessario e che dunque
il volume cerebrale aumentato sia anche una parte conseguente della
furbizia e inganno ci può stare, ma nonsi può
dimenticare che l’intelligenza umana COSCIENTE deriva dalla creazione dei primi
strumenti-protesi: dalla pietra litica all’imitazione gestuale, al linguaggio,
sino agli strumenti dei giorni nostri …
In sostanza la coscienza intelligente, che piaccia o meno, è generata dalla
creazione dei primi strumenti e non dalla furbizia e, seppure questo mondo sia
dominato dall’intelligenza parziale di profittatori e furbi manipolatori,
non vuol dire che la genesi dell’COSCIENZA umana è data dall’intelligenza della
furbizia, poiché abbiamo più intelligenze:
istintiva,percettiva,emozionale e cognitiva...
L’autoinganno rimosso alimenta la resistenza (freudiana) a svelare ed
affrontare le nostre contraddizioni, paure, traumi, lati più disonesti e
talvolta turpi. Una resistenza talmente omologata incosciamente, che sta
alimentando progressivamente le turbe psichiche, conflitti e malattie mentali
nel mondo materialmente ricco, a tal grado come scriveva Freud: “
che gran parte di quanto è reale dentro di noi non è conscio e
che gran parte di quanto è conscio non è reale”.
Come scritto altrove: “la FIDUCIA è sinonimo di SINCERITÁ”: la fiducia
nei propri simili si acquisisce con la sincerità e corrispondenza
delle parole coi propri comportamenti…se non vi è sincerità-fiducia le
relazioni sociali sono strumentali e oppressive e misere umanamente, alimentando
diffidenze, paure, ricatti.. La vita cioè si caratterizza prevalentemente sui
rapporti di forza e raramente sul dialogo condiviso ed emancipativo,
di conseguenza si è deboli e servili coi forti e prepotenti coi deboli; ciò
porta ad una estenuante lotta di darwinismo sociale in cui la paura, la
menzogna, l’odio o rancore covato, la diffidenza, ecc. tendono inesorabilmente
nel tempo a squilibri psicologici e mentali a conferma delle statistiche di
malessere sociale…
Ciò che voglio ora evidenziare con degli esempi sono i
perché e icome rimoviamo
consciamente le nostre paure, le contrarietà, i traumi, sino a renderli
inconsci.
1)Un
perché importante della rimozione è emotivo: la PAURA. Essa ha diversi
livelli: paura della morte, del dolore fisico, psicologico, ecc. Ciò che però
attraversa tutta le società e individui è la paura del conflitto, o soltanto
del contrasto: paura di essere esclusi dal gruppo o comunità, di perdere
l’identità che ci escluda e ci metta in solitudine. Questa paura ci fa
accettare molti compromessi e luoghi comuni, molte menzogne: sappiamo, ad
esempio, che uno mente, ma spesso stiamo zitti e acconsentiamo per non alterare
il momento sociale (mentendo a noi stessi..), ad esempio a una cena tra amici.
E’ evidente che questa paura perpetua un vivere sociale di sottomissione e
pavido a diversi gradi di convenienze…
2)Un
perché della rimozione è razionale e cinico: per motivazioni economiche,
per ambizione politica o di potere, ecc. Gli individui portatori di queste
passioni negative, negano ovviamente tali vizi: odiano e hanno paura di coloro
che li svelano, spostando le critiche o calunniando e ricattando i loro critici.
In economia e in politica i portatori negativi sono la maggioranza.
3)Un
perché della rimozione è la “rigidità mentale”, i tabù, che
portano alla famosa “resistenza”freudiana. Sono caratterizzati dalla paura
soprascritta di perdita di identità, mancando di coraggio, della necessaria
autonomia e sapere. Caratteristici sono tutte le forme di fondamentalismo
sociale, difficilmente recuperabili a breve periodo. Tali individui e collettivi
negano l’evidenza più oggettiva sostenendo le razionalità più contorte, sino al
punto, come scriveva Freud: “che gran parte di quanto è reale dentro di noi non
è conscio e che gran parte di quanto è conscio non è reale”. Qui tralascio
volutamente i tabù sessuali freudiani dove c’è già ampia letteratura.
4)Un
perché della rimozione è data dai traumi, dalla disperazione, dall’ impotenza.
Un tragico evento familiare, un trauma per delusione ecc. sono introiettati a
tal punto, che vengono negati e rimossi con conseguenze negative psicologiche
diverse.
COME avvengono le rimozioni?
Sostanzialmente in due modi.
1)Con la “disattenzione selettiva”:
di quello che non mi piace non ne parlo e dunque sposto i miei argomenti ed il
mio agire su ciò che mi piace.
2)Con le cosiddette “confabulazioni”.
Per non affrontare la realtà o la verità ci si inventa delle altre (false)
razionalizzazioni che giustifichino i comportamenti sbagliati, le fobie, le
ossessioni,ecc. Ovviamente si mente a se stessi e agli altri.
Qui sono stato estremamente sintetico perché rimando al testo di Fromm i
molteplici ed efficaci esempi sui “perché” e sui “come” delle rimozioni.
La causa fondamentale che alimenta le molteplici rimozioni è essenzialmente
la mancanza di educazione al dialogo condiviso per l’ autonomia che le
società di classe perpetuano. Come soprascritto, queste società classiste si
basano sull’oppressione e dunque sulla distruzione dell’autonomia, che è foriera
di ribellioni e talvolta di sovversioni emancipative. Di conseguenza si
comprende come la dipendenza comporti tossicodipendenze, paure, vizi,
ossessioni e psicosi di vario genere ecc.
L’ALIENAZIONE!
E'
un argomento che lascio per ultimo e per me è il più importante, seppure
connesso necessariamente all'inconscio individuale-collettivo rimosso; di più è
un argomento CAUSA delle paure, psicosi, rimozioni inconsce conflittuali
soprascritte, delle scelte educative attuali basate sull'oppressione dell'uomo
sull'uomo.
Comincio col significato marxista di ALIENAZIONE o ESTRANEAZIONE:
“E’ che il mondo, cioè la natura, le cose, gli altri, sono diventati estranei
all’uomo com’egli lo è diventato a se stesso. L’uomo non sperimenta se stesso
come SOGGETTO delle proprie azioni, cioè come una persona che ama, sente e
pensa, ma sperimenta se stesso solo nelle COSE che ha creato(…).
E’ in contatto con se stesso solo abbandonandosi a prodotti della
sua creazione”.
Quando è nata? Come si vive concretamente questa estraniazione?
Quando l’uomo costruisce i primi strumenti per cacciare (pietra litica,
ecc.),comincia ad avere coscienza del dominio sulla natura, di avere una
conoscenza e un potere che si sviluppa inarrestabile, sino all’epoca attuale:
dominare i cieli, modificare la natura di cui aveva in passato terrore, ecc. A
prescindere dalla data storica precisa dell'inizio patologico dell'alienazione,
vi è il fascino psicologico dell'identificazione dell'uomo con le COSE create da
lui: del loro possesso…che induce all'avidità, all'invidia, e a tutti i vizi che
conosciamo, sino al grado che con la creazione del denaro, fatta dalla classe
dei mercanti, si giunge al vizio dell'avarizia, al feticcio del denaro
contraddicendo persino il ruolo dello stesso denaro per la circolazione di
merci…Questo aspetto deleterio è senz'altro quello che attraversa tutta
l'evoluzione dell'uomo, sino al grado distruttivo che conosciamo oggi.
L'attuale moderna potenza della conoscenza e tecnologia non è quasi mai
supportata storicamente dalla primordiale saggezza e cooperazione sociale
necessaria per affrontare la natura ostile. Nel bel romanzo "Il cerchio Sacro"di
Joan Darhr Lambert si descrive il vissuto evolutivo (da Lucy in poi) matriarcale
di società primitive comunistiche, che hanno a che fare con i primi maschi
prepotenti , violenti e viziosi che preannunciano i vizi e le passioni negative
attuali.
Come si può intuire non vi è una data archeologica e antropologica certa e
sicura dell’origine dell’oppressione dell’uomo sull’uomo, che rompe la
primitiva cooperazione sociale necessariaper sopravvivere alla natura;
ma probabilmente con la stanzialità (all’incirca 10.000 anni fa: sviluppo
dell’agricoltura e allevamento) e prime forme di proprietà privata che
sviluppano forme organizzate sempre più sofisticate alla guerra (date da
conoscenza e tecnologie che la scienza evolve), progrediscono prevalentemente
organizzazioni sociali sempre più oppressive e deleterie che anziché liberare
l’uomo lo alienano.
Inciso. Il problema non è fermare la scienza o la
ricerca come stupidamente pensano il cardinale Ruini di turno, in quanto
storicamente la scienza e conoscenza non si fermano (anche quella capitalista
finalizzata agli affari), ma è ripensare e il fare
strumenti e cose per liberare l’uomo e non per sottometterlo…
Come viene a determinarsi l’alienazione.
1) Un primo aspetto
dell’alienazione è causato dalla Divisione Sociale del Lavoro (DSL).
(Qui prescindo da un approfondimento della divisione del lavoro intellettuale da
quello manuale e relativa articolazione interna, del lavoro progettuale da
quello esecutivo..)
La DSL esiste da quando c’è l’uomo, ma diviene patologica con l’epoca
capitalista.
(Marx ed Engels la ritennero, giustamente, utile e necessaria per lo sviluppo
delle forze produttive e tecnologia, per liberare progressivamente( col
socialismo) l’uomo da essa e dal lavoro salariato e per delegare
progressivamente il lavoro necessario alle macchine (col comunismo); purtroppo
sappiamo come furono letti e agiti male…)
Questa società, finalizzata al profitto, ha avuto sviluppi scientifici e
psicologici enormi: ogni ora e giorno vi sono scoperte scientifiche che
influenzano e influenzeranno la nostra vita; ogni ramo della scienza sviluppa
altri rami e specializzazioni(moltiplicandole) di cui si fa fatica a conoscerne
gli sviluppi. Esempi. Si pensi alle specializzazioni attuali: se faccio il
dentista dovrò aggiornarmi alle nuove tecnologie; se faccio bene l’informatico
dovrò continuamente aggiornarmi alla specializzazione dell’hardware e software;
se faccio lo psicologo aggiornarmi al comparto di psicologia infantile, oppure
adolescenziale, geriatrica, psicologia del lavoro ecc.; se faccio l’economista
aggiornarmi ed adeguarmi alle nuove crisi e realtà economiche capitaliste; se
faccio il politico, cercare di governare le contraddizioni di classe e culturali
in aumento, dovendo però fare i conti con i conflitti di interesse ed
economici, conflitti sociali di malessere psicologico, che i politici non
conoscono perché specializzati soltanto dalla parte politica ecc. Come è
evidente ogni lavoro e professione (se vogliamo sia fatta bene) prende
oggigiorno inesorabilmente più tempo della nostra vita, TOGLIENDOCELO per altri
aspetti, ad esempio, al tempo di dedicare ad altri saperi, ai nostri affetti,
alla famiglia, alle amicizie, ad un sapere sociale quotidiano.
In sostanza la DSL CI FRAMMENTA LE MENTI! CI FA PERDERE LA
SINTESI DELL’UOMO INTERO, ONNILATERALE! Abbiamo una società di intelligenze
parziali, parcellizzate (anche alte), ma frammentate!, che fanno perdere la
capacità di SINTESI e di senso della vita: la ricerca di un sapere globale e
della felicità.
(Un inciso: si sa che il sapere è infinito!, che MAI sapremo tutto! Ma ciò non
significa esasperare la parcellizzazione, essere analfabeti sociali, rifiutare
la scienza sociale in divenire, sempre più disturbati psicologicamente per la
“gioia economica” di psichiatri arrivisti…)
Dunque, se sembra normale sviluppare le proprie attitudini e propensioni ad un
mestiere che ci piace, è fondamentale e irrinunciabile avere un sapere di base,
il cosiddetto sapere generalista o “rinascimentale”: un sapere
di base filosofico, pedagogico, artistico (che comprenda un’educazione non
soltanto estetica ma pure psicologica), psicologico e psicomotorio, storico,
delle scienze, matematico, fisico, ecc. Il modello non è la scuola generalista
primaria che più che educare alle relazioni umane di senso e motivazioni fa
prevalere l’istruzione nozionistica di più materie, modello che alimenta
l’aridità e la riduzione dell’intelligenza; il
modello è una società nuova che metta al centro l’uomo e non il profitto.
La DSL, come risaputo è anche la DIVISIONE SOCIALE DEL SAPERE E POTERE! Che
questa società ha come fine oltre al profitto e le cose.
Divisione del sapere. Sappiamo che vi sono sempre
diversi gradi del sapere dentro le diverse sfere scientifiche e sociali. Ciò che
bisogna aver chiaro è come questi saperi vengono usati e finalizzati: a) per
formare e crescere, emancipare la comunità e qui la competizione è positiva
perché porta la massima socializzazione, cooperazione del sapere-agire alla
comunità (e qui siamo ancora all’utopia, oppure a casi rari.);
b) per perpetuare col proprio sapere, il proprio potere (a diversi gradi: il
politico,l’impresario, il docente, il primario, il capo reparto, ecc.) e rendere
dipendenti e servili i sottomessi a diversi gradi…E’ ovvio che questo sapere
tende a mantenere, con la menzogna, in ignoranza la maggioranza della comunità
ed è la chiave per perpetuare l’oppressione che conosciamo.
Divisione del potere. Esempio. Posso essere un
ingegnere fisico capace a capo di una struttura scientifica importante per una
comunità nazionale, ma se dipendo finanziariamente da un politico (incapace) che
mi taglia i fondi, ecco che il mestiere della politica inefficiente prevale sul
potere scientifico efficiente… Altro esempio. Un capo d’impresa che per
capriccio, disinformato, ambizioso, licenzia un suo dirigente o operaio capace
ed intelligente, ha potere contro la professionalità o la scienza e va, per
ambizione, anche contro i propri interessi.
In sintesi queste riduzioni a parti dell’individuo uccidono qualsiasi
forma di onnilateralità, autonomia o indipendenza, ogni individuo diviene parte
di un ingranaggio (della forza cieca del mercato!) di cui la maggioranza
degli oppressi non è consapevole, sino alla patologia (alienazione massima)
descritta lucidamente da Marx ne “Il capitale”: l’operaio che diviene appendice
della macchina la quale detta i tempi all’uomo e non viceversa.
Ecco cosa intendeva Marx per indipendenza o autonomia:
“ Un essere si considera indipendente soltanto quando è padrone di sé, ed è
padrone di sé soltanto quando è debitore a sé stesso della propria esistenza. Un
uomo che vive della grazia altrui, si considera come un essere dipendente. Ma io
vivo completamente della grazia altrui, quando sono debitore verso l’altro non
soltanto del sostentamento della mia vita, ma anche quando questi ha oltre a ciò
creato la mia vita, è la fonte della mia vita, e la mia vita ha necessariamente
un tale fondamento fuori di sé, quando non è la mia propria creazione.”
Parole sagge e giuste che rimandano al concetto di “libertà”(vedi mio saggio
sulla “Libertà” sito
http://www.scalve.it “spazio libero e aperto”.), però sono contraddette dalla
realtà capitalista mercificata e marcescibile che tende a distruggere
progressivamente ogni forma di indipendenza. Questa produzione di vita alleva
individui talmente egocentrici-egoisti che hanno la presunzione di essere
coscienti delle scelte della loro vita, mentre come affermava Spinoza: “sono
consci dei propri desideri, ma ignorano le cause che li provocano” perché
ignorano che“una motivazione inconscia costituisce la schiavitù dell’uomo”.
Marx conoscitore di Spinoza arricchisce la citazione scrivendo: “Non è la
coscienza degli uomini che determina la loro esistenza ma, al contrario, è la
loro esistenza sociale che determina la loro coscienza”. E qui aggiungo che
“l’esistenza sociale, la quale determina la ‘nostra’ coscienza” e che tutti
ci aliena, è la forza cieca del mercato: della domanda e offerta che
consciamente o inconsciamente ci rende oggetti ed estranei a noi stessi e agli
altri. Di più: la nostra vita è talmente condizionata e ricattata dal
MERCATO che tendiamo inconsciamente e inesorabilmente a vivere l’amore,
l’amicizia , le relazioni sociali in modo strumentale ed egoistico, come COSE da
usare e CONSUMARE, senza empatia e furbescamente, seppure un individuo o donna
non è conquistabile come una birra o un gelato da consumare comprandolo, come
insegna deleteriamente la pubblicità (associando una bellissima donna
all’oggetto da consumare), tuttavia la motivazione prevalente che emerge è
strumentalizzare le persone e consumarle, consumarle…illudendoci che questa
sia la felicità. Ricordando Marx: l’oggetto diventa soggetto, il soggetto
diventa oggetto!
2)Un secondo aspetto, più deleterio, è
che si vive l’alienazione nei vizi, nelle passioninegative (come
le chiama Spinoza) che ci rendono dipendenti dai sensi e istinti naturali
e dai vizi mentali, trasformati in oppressioni di se stessi e di altri(qui
rimando al mio scritto: “Vizi e omologazioni della società capitalista
consumista” sito
http://www.scalve.it “spazio libero e aperto”). Quando l’uomo non ha la capacità di
“dominare la natura e la propria natura”(vizi o passioni negative) diviene una
PARTE, che lo rende DIPENDENTE, SCHIAVO, ALIENATO. Già Marx nell’
“Ideologia Tedesca” aveva compreso (con Spinoza ) le passioni negative che
frammentano l’individuo, e Fromm scrive: “ se l’uomo soddisfa una sola passione
alienata, egli, come uomo totale, rimane insoddisfatto; è come si direbbe oggi,
nevrotico, proprio perché diventa schiavo di una sola passione alienata e perde
l’esperienza di sé come persona totale viva”.
Col primo aspetto che riguarda la divisione sociale del lavoro (DSL), vi è in
comune(col secondo aspetto:vizi e passioni negative) la riduzione
dell’individuo alla parzialità! La parcellizzazione del lavoro riduce
l’intelligenza ad una parte specifica sino al grado di forme di “autismo”
di mestiere o vizio per il lavoro. Alimenta così una dipendenza di personalità
in quanto l’individuo-collettivo sentendosi parte di un ingranaggio più vasto
che ignora, è in soggezione, affidandosi passivamente alle gerarchie sociali e
politiche.
Col secondo aspetto l’accento si sposta sulle passioni negative,
sull’emotività-istintività più che sulla razionalità alienata: il vizio del
bere, del gioco, del sesso, ecc. riduce l’intelligenza emotiva-razionale ad una
parte che prevale e rende dipendente l’uomo intero o onnilaterale.
Nel primo aspetto con la DSL, nel secondo aspetto con le passioni negative o
vizi, vi è in COMUNE (e mi ripeto) la prevalenza
della parzialità sulla personalità intera. I vizi che non sembrano avere
nulla in comune con la parte della DSL sono invece determinati da una
mancanza estrema e patologica dellaautonomia di personalità intera,
non in grado di dominare la parte (dipendenza), che prevale. La mancanza di
personalità onnilaterali determinano personalità frammentate, psicolabili, con
paure e traumi, ecc. che tendono a rifugiarsi in pseudo sicurezze: nel lavoro
che sanno fare bene e dall’altra all’estremo del vizio che illude di
dimenticare i fallimenti personali: abbiamo così due facce della stessa
parzialità:a) l’individuo capace ma ossessionato dal lavoro e dalla sua
specializzazione, ma omologato e riconosciuto dalla società del profitto(con
fama e soldi), incapace però di relazioni sociali onnilaterali(famiglia
trascurata,incapacità affettiva, ecc.: il classico individuo affermato, sicuro
di aver dato molto alla comunità...);b) l’individuo, che fallendo nella società
arrivista si rifugia nel vizio, nella tossicodipendenza, ma condannato dalla
società come un debole o debosciato.
Riflettendo sul periodo storico che stiamo attraversando, le parzialità che
ci frammentano le menti ci portano inconsapevolmente a comportamenti più
deleteri: sto pensando ai fondamentalismi, ai fanatismi, agli integralismi,
agli assolutismi in crescita esponenziale. E’ forse una forzatura che la
divisione sociale del lavoro(DSL) capitalista, le passioni negative ecc. si
riflettano e producano
3) un terzo aspetto, ossia una cultura-comportamento
di PARTE fondamentalista?
I fondamentalismi, come per i due aspetti sopraesposti hanno certamente in
comune la PARZIALITA’: infatti un fondamentalista privilegia la sua visione del
mondo, la sua PARTE assolutizzandola! Che sia un fanatismo religioso,
politico, culturale associativo, di destra o sinistra ecc. oramai è accertato: è
un difetto negativo trasversale, poiché lo caratterizza una forma educativa
sbagliata all’origine.
Questo terzo ed ultimo aspetto si differenzia dai primi due per il fatto che si
caratterizza prevalentemente per una PARTE IDEOLOGICA COLLETTIVA E
ORGANIZZATA facente riferimento ad un gruppo culturale: etnia, associazione
politica, religiosa ecc., e, pur vivendo individualmente, il fanatismo si
identifica più astrattamente (ideologicamente) in un collettivo, in una
comunità, rafforzandosi a tal punto da sfociare talvolta tragicamente nella
barbarie della guerra, come la storia ci insegna…
Vi sono ovviamente diversi gradi di fanatismo-fondamentalismo.
Il fondamentalismo più ipocrita e subdolo è quello delle culture moderne
capitaliste, che si sentono superiori soltanto perché hanno più ricchezza,
strumenti tecnici più avanzati che fanno pesare con la forza, il ricatto, la
manipolazione, e non certo con il dialogo condiviso (la forza della ragione).
La democrazia deldiritto al profitto dello sfruttamento,
salvaguarda economicamente con la ragionedella forza e la
manipolazione soltanto una piccola parte della specie umana, la più ricca
materialmente…
Ciò che attraversa in questa epoca globalizzata tutte le culture umane investite
dal capitalismo è per prima la PARTE economica del profitto, che come una
filiera produttiva a monte si appropria e sfrutta il lavoro e ricchezza altrui
(plusvalore), producendo cultura della merce e dell’avidità, ossia la PARTE
ideologica imperante di ogni comunità mondiale: religiosa, politica, e via
via di ceti sociali differenti sino ad associazioni culturali, sportive,ecc.
Provate infatti a pensare ad un governo teista o religioso, se non tiene
conto del mercato e profitto delle proprie aziende nazionali entro la
globalizzazione, che gli permettono di governare, manipolare ed opprimere i
propri adepti…
MAI si ha corrispondenza, nella società globalizzata capitalista, tra
l’interesse particolare (la parte) con l’interesse generale (l’insieme)
dell’umanità!
Ma capiamo i perché e il formarsi dei fondamentalismi.
La massima, “l’ambiente incide sulla psiche” rimanda all’IMITAZIONE che sin
dall’infanzia ci permette di integrarci nella comunità in cui viviamo, facendo
nostri i valori dominanti di quella comunità, giusti o errati che siano. Se
viviamo- imitiamo una comunità di disperazione come quella, ad esempio,
palestinese non possiamo stupirci che i bambini giochino alla guerra e coltivino
l’odio per gli israeliani, che gli espropriano la terra con la forza. Col tempo
l’odio si autoalimenta e si generalizza al punto che non si differenziano più le
diverse ragioni del popolo israeliano facendosi esplodere e uccidendo
indistintamente bambini e persone che potrebbero persino condividere la causa
palestinese. Dall’altra parte i coloni israeliani integralisti e l’esercito
israeliano mandato a uccidere-terrorizzare indistintamente il popolo palestinese
(bambini e donne) si caratterizza dello stesso fondamentalismo autoalimentandosi
di un odio che non trova soluzione se non nella arroganza e crudeltà. Qui val la
pena di ricordare un esempio di rimozione del fanatismo, che Fromm scrive nel
suo testo a pag.105:
“..è quella in cui non viene rimosso il fatto ma il significato morale ed
emotivo. In guerra per esempio, le atrocità commesse dalla propria parte
costituiscono soltanto delle reazioni spiacevoli ma necessarie; per non parlare
di tutti quelli che trovano diaboliche le azioni del nemico, e tuttavia
trovano spiacevoli ma perfettamente giustificate le stesse azioni commesse dalla
propria parte”.
Con questo esempio di Fromm, abbiamo la connessione evidente tra una RIMOZIONE
INCONSCIA CONFLITTUALE COLLETTIVA con l'ALIENAZIONE e PARZIALITA' COLLETTIVA di
una comunità o nazione. Queste sono le estremizzazioni del fondamentalismo che spesso però
nascondono i piccoli e medi fondamentalismi, razzismi, pregiudizi quotidiani
delle comunità non in guerra.
Facciamo alcuni esempi concreti: la Chiesa Cattolica della CEI che osteggia
politicamente la legalizzazione delle coppie di fatto eterosessuali, le coppie
gay, basate sulla scelta libera e dell’amore, per imporre, essa, la sua
concezione della famiglia tradizionale. La presunzione di molti cattolici è
quella di credere di essere i depositari del “bene”, di pensare che un ateo, ad
esempio, sia una persona cinica senza sentimenti positivi e umanistici…
L’arroganza della Chiesa è di voler imporre la sua PARTE culturale a TUTTA la
società riproducendo culturalmente un fondamentalismo che pretende di unire ma
che invece divide la società. E’ la presunzione diimporre con la
forza delle leggi la sua filosofia religiosa di parte.
Altro esempio: la cultura razzista sottile di certi ceti medi di sinistra che
per paura (legittima!) di girare di sera le strade delle nostre città, stanno
erigendo un muro contro gli immigrati, che ideologicamente la Lega Nord e
destre razziste hanno instillato lentamente (in questi ceti sociali), facendo
dimenticare una cultura dell’integrazione e della libertà. (“perché la
tolleranza che non impone agli altri la propria visione del mondo, è l’unica
condizione per la convivenza tra le diverse culture, ed esprime un valore più
alto dell’amore del prossimo, perché questo si risolve in un gesto di
accoglienza, che però non prevede l’accettazione incondizionata della visione
del mondo di chi viene accolto”. Umberto Galimberti). Gli interessi economici, i muri ideologici,
l’identificazione di gruppo, comunità, nazione tende a negare l’identità di
specie e dunque umanistica, alimentando le PARZIALITA’ e particolarità di
interessi egoistici sociali di classe ed ideologici. Ma perché questi ceti di
sinistra hanno cambiato e cambiano così radicalmente e repentinamente? Vedi
esempi al tempo del fascismo e nazismo: la maggioranza di questi ceti piccoli
borghesi di sinistra si schierarono velocemente con le dittature…
Una paura è di perdere i propri privilegi, che blocca la capacità della
ragione ed ecco che allora l’ideologia viene smascherata dal comportamento
reazionario; altra paura è quella di vedere in taluni momenti i rapporti
di forza cambiare: girare le strade da soli di notte quando le “minoranze”
divengono momentaneamente “maggioranze” non è certo vivere la propria città e
anche questa paura blocca la ragione del perché della mancata e graduale
integrazione degli immigrati; altra paura è quella di affrontare
collettivamente, partecipando ad una integrazione sociale e politica di diverse
culture contrastando ed affrontando le culture razziste. Qui è la paura e
mancanza dicoraggio di costruire una autonomia sociale, di mettersi
in discussione. A livello personale e collettivo siamo tutti bravi a dare la
colpa agli altri: al governo, ai sindacati, ai partiti, all’amico, ai figli,
ecc. E’ sempre più raro sentire un’autocritica supportata da un perdono…
Una motivazione importante dei cambiamenti repentini di questi ceti di sinistra,
oltre le paure soprascritte, è spesso(e mi ripeto) l’identificazione del
ruolo dato dalla DSL capitalista: essendo frammentati mentalmente e mancando
di una reale personalità intera e autonomia sociale è facile, ad esempio,
adeguarsi mano a mano al pensare comune, IMITANDO IDEOLOGICAMENTE e
comportamentalmente, in modo involutivo, il cosiddetto uomo comune…Provate
inoltre a pensare, diverso esempio, al cambio di ruolo nella divisione sociale
del lavoro: un operaio di fabbrica che prova e diviene imprenditore o
professionista autonomo: da sfruttato e dominato, con pochi privilegi, si trova
nel tempo nella classe dei dominatori, con agevolazioni e privilegi economici e
amministrativi che tendono inesorabilmente a cambiare l’ideologia di PARTE e la
PERSONALITA’…
Questi esempi di fondamentalismo piccolo e medio delle società privilegiate
viene eluso e velato dai fondamentalismi più cruenti e crudeli del terrorismo di
guerra in espansione, esso è ancora sotto controllo e contenuto mediante la
distribuzione di ricchezza e privilegi delle società ricche materialmente, ma in
una crisi epocale irreversibile come questa del capitalismo, non vi sono
illusioni da coltivare e neppure, ad esempio, un borghese italiano,intelligente
e colto come Prodi potrà lenire più di tanto i conflitti sociali che si stanno
prospettando…
Credo di aver descritto sommariamente cosa intendeva Carlo Marx per alienazione
e che Fromm genialmente ha colto essenzialmente nel suo bellissimo testo.
Come sempre la realtà è più complessa e ricca delle nostre interpretazioni e
pertanto ciò che scrivo non darà mai una interpretazione esaustiva di essa e
pertanto vi sono sempre altri aspetti da scoprire.
Scritto e approfondito essenzialmente il concetto di alienazione di Erich Fromm,
autore stimolante, passo ad una critica all’autore, che sostanzialmente afferma
deterministicamenteche la massima alienazione
porterà oggettivamente alla liberazione dell’umanità dalle classi. Scrive Fromm:
“Quindi l’alienazione per Marx è la malattia dell’uomo(..).Non è una malattia
nuova poiché ha necessariamente origine con l’inizio della divisione del lavoro
cioè della civiltà che trascende la società primitiva(..).La malattia si può
curare solo quando abbia raggiunto lo stadio più avanzato; solo l’uomo
totalmente alienato può vincere l’alienazione: egli è costretto a vincerla
in quanto non può vivere come uomo totalmente alienato e, al tempo stesso,
restare sano. La risposta è nel socialismo.”
L’errore di fondo dell’autore si basa su un equivoco: poiché la DSL è necessaria
(anche quella capitalista) per accelerare lo sviluppo della scienza e tecnologia
e relative macchine che dovrebbero liberare l’uomo dal “ regno della necessità”
(lavoro umano non ancora delegabile alle macchine) per portarci al “regno della
libertà”(comunismo marxista:ricchezza intesa come tempo liberato..), l’autore
pensa erroneamente che il massimo sviluppo capitalista e alienante sia
passaggio necessario per liberare l’umanità dall’alienazione, non comprendendo
che la massima alienazioneè la MASSIMA DIPENDENZA e
frammentazione umana dai vizi, paure, nevrosi, psicosi, servilismi, ecc.
L’autore dimentica che Marx affermava: “comunismo o barbarie!”: Non si giunge,
dunque, oggettivamente al comunismo, anzi senza esagerazioni e rimozioni si sta
precipitando verso la barbarie dell’estinzione umana.
Fromm inconsapevolmente cita Marx a pag. 51, 52 contraddicendo la sua
affermazione di sopra:
“(..) A mano a mano che l’uomo civile si sviluppa, il regno delle necessità
naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si
espandono le forze produttive che soddisfino questi bisogni. La libertà in
questo campo può consistere soltanto in ciò che l’uomo socializzato, cioè i
produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con
la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da
esso dominati come da unaforza cieca (Il MERCATO capitalista;mia nota);
che essi eseguono il loro compito col minore possibile impiego di energia e
nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa.(Qui
Marx fa riferimento inequivocabile al socialismo;mia nota)
Ma questo rimane sempreun regno della necessità: Al di là di esso
comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno
della libertà che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della
necessità”. Se Marx non aveva ancora sviluppato le connessioni e
articolazioni psico-sociali specifiche comportamentali tra società ed individuo,
ha però ben chiaro che l’alienazione è una grave malattia per l’uomo e con
questo testo Fromm genialmente ne articola i punti essenziali confrontando
Freud e Marx; tuttavia l’autore non è sufficientemente attento alla citazione
suscritta di Marx: che in sostanza vi è la necessità
di un controllo socialista delle forze produttive e della DSL nel “regno della
necessità” per far sì che l’alienazione non prevalga e renda l’uomo
collettivo-individuale una parzialità opprimente e autodistruttiva come vediamo
oggigiorno.
RIMEDI E PROPOSTE?
Fromm critica argutamente i socialismi esistenti degli anni ’60, e immagina un
socialismo marxista veramente emancipativo e non certo rozzo, lo stesso Marx
scriveva a proposito del COMUNISMO ROZZO:
“..esso si mostra in duplice forma: anzitutto,il dominio della proprietà sulle
cose è così grande ai suoi occhi che esso vuole annientare tutto ciò che non è
atto ad essere posseduto da tutti come proprietà privata, vuole quindi
prescindere violentemente dal talento, ecc.(..) l’attività degli operai non
viene soppressa (dalle macchine e tecnologia.Mia nota) ma estesa a tutti gli
uomini(..).Questo comunismo, in quanto nega ovunque la personalità dell’uomo,
non è proprio altro che l’espressione conseguente della proprietà
privata(..):L’invidia universale( verso i borghesi, mia nota), che si trasforma
in una forza, non è altro che la forma mascherata sotto cui si presenta
l’avidità(..).Il comunista rozzo non è che il compimento di questa invidia e di
questo livellamento partendo dalla rappresentazione minima. Egli ha una misura
determinata e limitata.(..). La comunità non è altro che una comunità del lavoro
e l’uguaglianza del salario (senza cultura e bisogni di felicità.. mia nota), il
quale viene pagato , dal capitale comune, dalla comunità in veste di capitalista
generale(..)”
Qui nei suoi manoscritti filosofici Marx preconizza inconsapevolmente i
socialismi reali (rozzi) che abbiamo conosciuto, che pur riducendo in parte le
differenze economiche (dividendo la povertà…), non affrontano il problema della
cultura emancipativa e dell’educazione all’ “essere”contro la cultura dell’
“avere”, riproducendo la mentalità capitalista e suoi vizi e alienazioni più
deteriori sino, a fare scomparire e sconfiggere i socialismi (rozzi)
conosciuti.
Ma tornando a Fromm, leggendo i suoi stimolanti scritti, non troviamo che
generiche proposte di socialismo, ma nessun approfondimento o progetto nuovo e
articolato in proposito. Egli, resta un grande intellettuale che però non si
mette in discussione politicamente( lo ammette onestamente nelle pagine iniziali
del suo testo) lasciando un grande vuoto di prospettiva nei suoi lettori.
Per quanto mi riguarda, dopo questa mia analisi sommaria del testo di Fromm, mi
impegno per un prossimo scritto (in formazione) di tracciare almeno alcune linee
generali di proposte e rimedi per combattere e tentare di risolvere
l’alienazione devastante che la globalizzazione capitalista ci impone con la
forza, soprattutto con la manipolazione del pensiero unico capitalista…per una
prospettiva educativa globale che metta al centro l’uomo e la natura di cui è
PARTE…
Pepe
dicembre 2005
+++ genialmente ne articola i punti essenziali confrontando Freud
e Marx; tuttavia l’autore non è sufficientemente attento alla citazione, appena
scritta, di Marx: che in sostanza vi è necessità di un
controllo socialista delle forze produttive e della DSL nel “regno della
necessità” per far sì che l’alienazione non prevalga e renda l’uomo
collettivo-individuale una parzialità opprimente e autodistruttiva come vediamo
oggigiorno.