"CERCO
RAGIONI E MOTIVI DI QUESTA VITA..."
di Giuseppe
Bonicelli (spazio autogestito, saranno pubblicate eventuali
repliche; inviare una mail a
spazioaperto@scalve.com
specificando in "oggetto" l'argomento)
TRATTO DAL LAVORO IN CORSO:”COS’E’ L’ARTE? A
COSA SERVE L’ARTE?”
(…)
ARTE COME EDUCAZIONE AI SENTIMENTI ED EMOZIONI
E’ l’arte che
ha sollevato e solleva costantemente il problema del rapporto emozione-percezione-raziocinio-azione,
creatività, istintività sociale (acquisita culturalmente); è l’arte con la
forma o l’estetica che sintetizza efficacemente e dà soluzioni sociali
emancipative. Di contro, leggendo libri e riviste ufficiali di questi ultimi
anni, ho notato notevoli carenze di analisi psicologiche e filosofiche, e
soprattutto sul rapporto emozione-ragione.Le carenze psicologiche sono date
soprattutto da una scelta delle diverse scuole psicologiche, nel privilegiare
l’analisi e sviluppo dei processi cognitivi razionali (a parte la scuola della
psicanalisi, ma ancora ancorata ai suoi dogmi…), trascurando sostanzialmente
uno studio, un’analisi sistematica della complessa dialettica emotività-razionalità.Ed
è da questa carenze che si sono dati pregiudizi e convincimenti quali
l’impossibilità di sondare scientificamente l’emotività, l’inconscio,
l’intuizione, l’irrazionalità, l’istintività; rassegnandoci e sperando
che questo mondo psichico irrazionale ed oscuro non ci coinvolga individualmente
in gesta turpi ed irreparabili di cui si sta riempiendo vergognosamentela vita di oggigiorno…
Scrive Vygotsky nel suo “Psicologia dell’arte”:
“Gli studi futuri dimostreranno, probabilmente, che l’atto artistico non èun atto mistico e celestiale del nostro spirito, ma un atto reale
né più né meno degli altri, con la sola differenza che li sopravvanza
tutti per complessità. Anche la nostra indagine ha messo in luce che
l’atto artistico(…) è un atto creativo, e che ad esso non si può
risalire per mezzo di operazioni PIENAMENTE CONSAPEVOLI: ma se quanto c’è di
più importante nell’arte si riduce all’INCONSAPEVOLE e al CREATIVO, vuol
forse dire che qualsiasi elemento di CONSAPEVOLEZZA e qualsiasi forza cosciente
ne siano assolutamente esclusi? Insegnare l’atto creatore dell’arte, è
impossibile; ma questo non significa affatto che ciò sia impossibile ad un
educatore, cooperare alla sua formazione e alla sua manifestazione. ATTRAVERSO
ILCONSCIO, SI PENETRA NELL’INCONSCIO.(…)
è possibile dunque trovare un modo di organizzare siffattamente i
processi coscienti, da provocare per loro mezzo i processi inconsci;
CONOSCENZA RAZIONALE?:
concetti, giudizi,associazioni di idee, e via dicendo? Sarebbe erroneo credere
che i processi inconsci, conseguenti com’essi sono, non dipendano
da questo o quell’orientamento, che si dà ai processi coscienti.(…)
ORGANIZZANDO in un dato modo la nostra MENTALITA’ CONSAPEVOLE, nei nostri
approcci all’arte, noi garantiamo in ANTICIPO a quella data opera il successo
o l’insuccesso(…); l’atto
artistico è il processo di realizzazione d’una nostra reazione ad un certo
fatto, anche se non tale da sbocciare in azione. E’ un processo che DILATA la
PERSONALITA’ del singolo, l’arricchisce di NUOVE POSSIBILITA’, la
predispone ad una reazione integraleai fatti, e cioè, a un dato
comportamento; un processo che ha, per sua stessa natura, un VALORE
EDUCATIVO.”
Dunque, che ilconscio penetri e
comprenda progressivamente i lati oscuri e meccanismi dell’inconscio e,
aggiungo io, dell’emotività, ce lo dice, più o meno trasparentemente, la
scienza psicologica e l’arte…ma è altrettanto vero che l’inconscio ed
emotività vivono perennemente nella vita individuale e collettiva e pertanto
difficilmente controllabili…
Dunque, prima di analizzare specificamente il ruolopedagogico ed emancipativodell’arte,
analizzerò innanzitutto il rapportoEMOZIONE-RAZIOCINIO. Trascriverò stralci di una mia lettera- analisi del ’93 sul rapporto
EMOZIONE-RAZIOCINIO, arricchendola di nuove riflessioni, sperando di rendere
essenzialmente comprensibile a chiunque(abbia curiosità intelligente) di come
il CONSCIO penetri e sondi l’INCONSCIO ed EMOTIVITA’ per educare,
indirizzare, risolvere le più diverse situazioni emotive, anche le più
traumatiche della vita…
1° premessa.
“…iprocessi cognitivi razionalihanno una struttura,
che va dal semplice al complesso. Ad esempio la matematica: quando eri cucciolo
distinguevi le quantità tra maggiori e minori, poi hai cominciato a far di
conto con l’aritmetica, successivamente hai imparato l’algebra, ecc. Tu sai
però che l’algebra senza l’aritmetica di base non si può comprendere; ciò
vale, per analogia, anche per i significati delle parole;per le funzioni motorie
ed operative; ecc.
Per i PROCESSI AFFETTIVI(EMOZIONALI E SENTIMENTALI) invece, da quanto accertato
scientificamente, non esiste nessuna struttura. La parte del cervello
emozionale-irrazionale è situata nella paleocorteccia: cioè il vecchio
cervello istintivo. Ciò significa che le emozioni attivate, si esprimono più o
meno intensamente a seconda dell’emotività innata
dell’individuo(come vedremo, modificabile con l’educazione): non a caso hai
ereditato da me una sensibilità emotiva, come l’essere particolarmente
permaloso(…). Non avendo struttura, in teoria, queste emozioni possono andare
allo sbando, con reazioni persino inaspettate ed anche turpi(uccisioni crudeli
apparentemente immotivate; psicopatici che macellavano persone sentendo musica
classica, come fecero taluni nazisti; ecc.)
2° premessa.
Qualsiasi animale, nella sua vita è costantemente sollecitato da STIMOLI ai
quali dare adeguate RISPOSTE o REAZIONI. Gli stimoli possono essere
ORGANICI-INTERNI: la fame, il desiderio sessuale, ecc.; o AMBIENTALI-ESTERNI:
cioè provengono dall’ambiente ed essere decodificati dai sensi e dalla
percezione, come ad esempio la presenza di un predatore o di una preda, a
seconda se l’animale è cacciato o cacciatore…Gli animali più intelligenti
sono generalmente i predatori mammiferi, rispetto, ad esempio ai mammiferi
erbivori che, per mangiare non hanno bisogno di strategie complesse da elaborare
mentalmente. Ne consegue che i predatori riescono, individualmente o
collettivamente, a controllare meglio i loro STIMOLI, poiché elaborano una
strategia di caccia che va ben oltre la propria capacità istintiva innata(o
memoria biologica); perché se seguissero lo stimolo immediato, come la fame,
potrebbero far fallire la loro strategia di risposta, fatta d’attesa…
L’uomo, ovviamente, è l’animale che può meglio controllare lo STIMOLO,
addirittura i MOLTEPLICI STIMOLI che provengono dalla società e dai suoi segni
e linguaggi…
Da ciò puoi facilmente dedurre che l’uomo, ricevendo molteplici stimoli,
naturali e sociali, può elaborare una riflessione complessa(che è una serie
ulteriore diAUTOSTIMOLI,STIMOLI INTERIORI MENTALI, dati dal sapere e
memoria acquisiti socialmente) che gli fa decidere quale RISPOSTA adeguata dare
alla situazione (…).
IN SINTESI. L’uomo con la sua esperienza-sapere, credenze morali ed etiche, può
CONTROLLARE gli STIMOLI ed al meglio EDUCARE-INDIRIZZARE le sue
EMOZIONI-SENTIMENTI-ISTINTI, cioè l’IRRAZIONALITA’ SENZA STRUTTURA di cui
ho scritto sopra.Questo CONTROLLO, AUTOSTIMOLAZIONE, indirizzo
educativo delle emozioni, avviene dunque, perché la STRUTTURA ORGANIZZATA
dei PROCESSI COGNITIVI, CONTROLLANDO lo STIMOLO, CONTROLLA, ATTENUA,
INDIRIZZA SUCCESSIVAMENTE, secondo la propria cultura sociale, i processi (senza
struttura) affettivi e sentimentali e dunque la risposta.
Pertanto, ad esempio, un individuo o collettivo umano emancipato all’amore
verso gli altri e per i loro interessi UNIVERSALI (a dei valori morali ed etici
di libertà) si adopererà inconsciamente ad emozionarsi, appassionarsi
per sentimenti che solidarizzano, liberano l’oppresso, l’emarginato, contro
le ingiustizie e le menzogne; mentre le passioni negative e turpi tendono alla
sola soddisfazione dei propri istinti e piaceri egoistici, fregandosene di tutti
e di tutto…(…).
Dunque il rapporto RAZIOCINIO-EMOZIONE è un’unità dialettica che si può sì
distinguere e differenziare per analizzare le due categorie, ma queste non si
possono scindere nella realtà concreta, in quanto interagiscono costantemente.
Infatti, esiste perennemente una dialettica di EMOZIONE-RAZIOCINANTE, come di un
RAZIOCINIO-EMOZIONANTE.
(…).ESEMPI CONCRETI. Ho avuto modo di verificare e sperimentare sul piano personale molti
aspetti del rapporto emozione-raziocinio. Ho imparato, ad esempio, ad arrabbiarmi
automaticamente a seconda dei valori acquisiti nella vita, quindi a gerarchizzare
le arrabbiature. Se perdo al gioco, ad esempio, la mia rabbia ècontenuta, a volte inesistente(dipende dal tipo di gioco: se è di
squadra o individuale, soltanto mentale o motorio mentale…);a seconda come
perdo(senza impegno mio o dei miei compagni), con chi perdo. Inoltre,
bisognerebbe imparare anche a vincere, senza far pesare l’umiliazione della
sconfitta all’avversario…
Pertanto, nel gioco mi posso arrabbiare se non vi è lo spirito agonistico
giusto(non cattivo), e a volte mi capita di eccedere emotivamente perché non ho
controllato lo stimolo a monte.Mi spiego.Nella mia esperienza coatta, mi
son trovato a competere nel gioco con taluni individui arroganti, che pur di
vincere ed avere la supremazia sugli altri, usavano tutti i mezzi illeciti, e
disonesti e non vi era possibilità alcuna di modificare la loro cultura di
prepotenza. Ebbene,o smettevo di giocare definitivamente(in quelle situazioni il
gioco è un grande sfogo di tensioni psicologiche…), oppure giocare, ma
controllare adeguatamente le mie reazioni senza eccedere emotivamente. Come
fare? Mi concentravo, prima della partita, col sistema ideo-psico-motorio,
dicendomi che ad una prevaricazione dovevo reagire con calma-fermezza
senza alzare la voce, ma neppure con servilismo, sostenendo la tesi più onesta
e giusta. Con mio grande stupore, mi accorsi che il metodo funzionava! Smetteva
di funzionare, quando rilassato o pigro, non usavo il sistema
ideo-psico-motorio, con conseguenti tensioni che sfioravano violenze
incontrollate…
Questo avviene in sostanza perché si RAZIONALIZZA e rappresenta mentalmente ciò
che potrebbe avvenire se ci si lasciasse trascinare, coinvolgere dalle emozioni
indesiderate: ecco che allora si decide a monte, di controllare GLI STIMOLI,
DECIDENDO QUALI RISPOSTE dare e senza che SI ENTRI A VIVERE NELL’EMOZIONE
INDESIDERATA, dalla quale poi è IMPOSSIBILE uscire immediatamente( come invece,
ad esempio, quando si discorre tranquillamente di un argomento, passando ad un
altro: dalla politica ad un problema familiare…).
Ciò non è per nulla semplice, ma vi assicuro che con un costante allenamento
alla concentrazione si diviene padroni delle emozioni indesiderate.
Questo primo esempio emotivo di arrabbiaturacontrollata e
indirizzata, ha ovviamente una valenza di intensità molto diversa da
una emozione, quale ad esempio,il
DOLORE, la perdita di un affetto importante( la suamorte), dalla quale (emozione) è difficilissimo separarsi, e
talvolta sino al grado di lasciarsi morire. Sono le emozioni che ti
tormentano eche non riesci a
eludere: puoi soffrire in silenzio, oppure urlando, ma esse dominano i
nostri pensieri e raziocinio. Esse si attenuano soltanto dopo lungo e
tormentato tempo… Quanto si possonocontrollare- indirizzare,
emozioni così intense e soprattutto durature? Anche in questa situazione una risposta positiva e risolutiva esiste, ma
ovviamente i tempi risolutivi sono diversi e connessi all’intensità emotiva
ed al grado di reattività culturale dell’individuo.
2) Mi spiego. Non si può ovviamente eliminare un’emozione duratura
quale il DOLORE per la morte di un caro, ma si può ATTENUARLA
ed INDIRIZZARLA, dandosi costantemente nuovi stimoli: AUTOSTIMOLANDOCI:
ad esempio frequentare spesso gli amici importanti e darsi una ragione del fatto
emotivo, entro le contraddizioni della vita universale; leggere libri che
insegnino o aiutino a capire ed affrontare questi sentimenti; stimolando nuove
emozioni e sentimenti(trascurati) per altre persone, mediante l’impegno
sociale, educativo;la musica e l’arte in generale; giocare spesso, anche se ciò
sembra un paradosso e un’ offesa all’emozione dolorosa, ma il fine è
attenuarla per tornare a vivere… Attenuando e rendendo questa emozione sopportabile, si RISOLVE NEL
TEMPO la contraddizione della perdita, per ritrovare con maturità e
saggezza altre contraddizioni nella vita quotidiana.”
3) Altro esempio del rapporto complesso emozione- raziocinio, di emozione
relativamente duratura è quello dell’INNAMORAMENTO. E’ un argomento
a me caro, al quale ho dedicato molte mie riflessioni, energie, verifiche, anche
personali:piacevoli e dolorose…
Comincio col dare significato-senso a tale parola-concetto: io l’ho sostituito
con il termine “amore percettivo idealizzato”: percettivo perché
IMMEDIATO o immediatamente IDEALIZZATO. La percezione, come noto, è una SINTESI
delle SENSAZIONI deiCINQUE SENSI,
perché li connette SIMULTANEAMENTE. Ad esempio, un individuo s’innamora a
prima vista perché percettivamente vede un viso esteticamente bello, dolce,
vede un corpo con una affascinante postura, sente una voce incantevole, sente un
odore piacevole, ecc. In sostanza, non conosce ancora la persona di cui si è
invaghito, ma ne è attratto inconsciamente…E’ un’attrazione, la quale
tende ad IDEALIZZAREPERCETTIVAMENTE
la persona appena conosciuta.( Ci sono, ovviamente dei casi, in cui ci
s’innamora improvvisamente dopo anni che ci si conosce, e sono spesso gli
innamoramenti più ricchi…).
Non vi siete mai chiesti il perché ognuno idealizza percettivamente un partner
diverso?
La risposta è: perché ognuno percepisce e idealizza diversamente a seconda
della propria esperienza e cultura. Ma come si sa vi sono due direzioni opposte
di cultura educativa: una egoistica, individualistica-egocentrica…;l’altra basata sulla
generosità,autonomia, sincerità onestà… Se, come afferma giustamente il Vygotsky: il ‘conscio penetra
l’inconscio’, la cultura egoistica o di contro generosa, influisce
radicalmente sui sentimenti e dunque anche sull’innamoramento: sentimento
cosiddetto “folle” e “cieco”, che si caratterizza per la sua generosità
irrazionale… Ma qui, vi è la necessità di esempi concreti per comprendere
l’innamoramento emancipativoda
quello involutivo. Cominciamo da quello involutivo.Vi è l’esempio, nella canzone di De Andrè: “La ballata dell’amore cieco” o “La Vanitosa”, in cui si
canta un’emozione dell’innamorato che sotto l’ordine dell’amata,
assassina la madre ed infine si suicida; tutto ciò per paura di
perderla…Ebbene, chi è tanto folle e cieco d’amore e di generosità
(involutiva)di uccidere e suicidarsi per una vanità femminile? Colui o colei
che a monte non ha maturità, educazione sentimentale emancipata! A conferma, vi
sono molteplici esempi nella vita di conclusioni tragiche e negative per motivi
d’amore: donne e uomini assassinati per gelosia, uomini e donne che si sono
autodistrutti per amore... Notare, che l’innamoramento involutivo si caratterizza per la possessività
estrema, che nonrispetta la libertà
e autonomia dell’altro, usando tutte le armi possibili: il ricatto, la
molestia, la paura, insomma la violenza. Quella donna, quell’uomo deve
essere a tutti i costi mia/mio!!! Oppure con il massimo di servilismo,
subalternità, mancanza di autonomia come appunto canta la canzone di De Andrè…(Chi
di voi non ha verificato nel corso della vita che l’amore possessivo e molesto
ALLONTANA, anziché avvicinare i sentimenti di amore?!, al di là anche delle
apparenze e scelte conseguite dello stare insieme comunque, fatte dal partner
molestato, incapace di una reale autonomia?!…)
In sintesi. L’innamoramento involutivo non caratterizzandosi per valori
emancipativi”percepisce”
senza una struttura guidata e indirizzata culturalmente, divenendo perciò
un sentimento pericoloso…
Questa forma di gelosia possessiva, è bene precisarlo,è figlia del
feticcio della merce, dell’avidità del denaro e delle cose…in cui anche
le persone e relativi sentimenti sono strumenti, cose, finalizzati alla propria
ed egoistica felicità… L’innamoramento evolutivo si caratterizza, invece, per la libertà
e autonomia di scelta. Si “percepisce” un’attrazione irresistibile,
irrazionale, ma guidata dalla cultura emancipativa, la quale domina i
propri comportamenti senza ledere la libertà altrui. Mi spiego. Ci s’innamora
di una donna, ma si rispetta la sua volontà e libertà personale, si rispetta
un suo eventuale rifiuto senza molestarla, il che significa che la generosità
espressa in cose o sentimenti non esige necessariamente un ricambio affettivo…
Ma ciò che è fondamentale è che l’innamoramento evolutivo può crescere in
emancipazione: l’innamorarsi a 15anni ha valenza prevalentemente estetica;
mentre l’innamorarsi nell’età matura è prevalentemente più ricco di
percezione amorosa idealizzata (almeno dovrebbe): si percepisce con esperienza e
maturità se la persona desiderata ha un sorriso ipocrita o sinceramente dolce,
se la sua sensibilità è formale o reale, se ha una spontaneità non contorta
dalla menzogna, se sa ancora arrossire per timidezze e sensibilità
generose…ecc., in sostanza ci s’innamora con più maturità, benché
l’elemento di “follia”e irrazionalità prevalga assolutamente!
A proposito di una crescita culturale percettiva, sono noti i dati della scienza
psicologica: la quale sostiene la legge generale percettiva, che, come si
impara culturalmente nuove cognizioni, s’impara culturalmente a percepire
nuovi stimoli sociali consolidandoli e automatizzandoli concettualmente e
comportalmente nel tempo; si che, anche l’innamoramento non può esimersi da
questalegge generale, di cui
scriverò più dettagliatamente in seguito…
Come ho scritto sopra, l’innamoramento è una percezione idealizzata
della persona di cui si è attratti, ma, con il matrimonio o la convivenza
duratura esso scema e tende a morire. Infatti con la costante frequentazione
quotidiana del partner, in cui vengono evidenziati non soltanto i pregi ma pure
tutti i difetti, egoismi, manie, ecc.(nascoste o non viste nei bei momenti
innamorati…), L’IDEALIZZAZIONE CHE CI SI ERA COSTRUITI CULTURALMENTE DI
UN UOMO O DONNA, TENDE A MORIRE!Resta tuttavia un amore, ma privo
dell’innamoramento, un amore definito più maturo, e non è poco!,
in quanto si ama più razionalmente il partner(perché è un ottimo padre/madre
o educatore, un ottimo amante, restano valori come la stima, sincerità ,
affetto, generosità, ecc., che sostengono e possono arricchire il rapporto,
pur senzainnamoramento…),ma tuttavia non si è più folli e ciechi
per lui/lei, e dunque sono patetici (o ipocriti?) coloro che sostengono
l’innamoramento eterno tra due sposati o conviventi, confondendo una parte
dell’amore qual è l’innamoramento con l’amore coniugale o di
convivenza…
UN INCISO. E’ necessario smascherare il luogo comune che l’innamoramento
è un sentimento per soli ragazzini o adolescenti e che, dopo il matrimonio o
legame di convivenza, non sia possibile innamorarsi. A parte i molti esempi in
letteratura e nella storia umana, è noto a molti(seppur nascosto)
l’innamorarsi per un’altra persona che non sia il marito o la moglie. Ma ciò
che bisogna rilevare è che questo sentimento è irrazionale e INCONSAPEVOLE;e dunque pur non volendo si resta irretiti; non è un
“tradimento” sentimentale voluto, come avviene per una passione sessuale, la
quale si può dominare con la volontà e coscienza. Pertanto i giudizi di
condanna morali ed etici di istituzioni quali quelle religiose e borghesi, per
la salvaguardia della famiglia, sono inadeguati e ipocriti.
Qui non m’interessa riproporre l’antagonismo tra rapporti monogamici e
poligamici (sebbene quest’ultimi, NATURALMENTE e inconsciamente, sempre
prevarranno!…Esempi storici ed antropologici di società primitive e non,
ne abbiamo, e sono esempi anche di alto valore morale ed etico…) in
quanto determinate forme maschiliste poligamiche che conosciamo ed esistite, sono
deteriori e più oppressive di taluni rapporti monogamici… Ognuno è libero di
scegliere il rapporto che crede lo renda più felice o sereno…Ciò che voglio
sottolineare invece è che i rapporti dominanti(monogamici) come il matrimonio, si basano prevalentemente sulla
costrizione,paura e
ricatto, sulla subalternità o possessività oppressiva sentimentale di uno dei
partner, poiché prevale la cultura dellapersona ridotta a COSA
da possedere e dominare, anziché PERSONA con la sua autonomia e sua
capacità di scelta da considerare… A conferma che l’innamoramento è un sentimento più ricco e bello dei
“muri mentali”e pregiudizi costruiti in questi secoli dalle diverse
istituzioni oppressive, consiglio i bellissimi films:”L’etàdell’innocenza”di
Martin Scorsese, storia di un innamoramento lacerante, impedito da pregiudizi
psicologici e societari…; poi il film di Bernardo Bertolucci “L’Assedio”,
nel quale si evidenzia un innamoramento EMANCIPATIVO, dimostrando che la realtà
sociale e culturale emancipativa è senz’altro più ricca della cultura
oppressiva istituzionale, la quale, appunto, si basa sul ricatto e paura
della perdita di privilegi di proprietà, di perdita di affetti filiali e non,
che la famiglia sussume, paura della condanna morale da parte della
comunità, dello scandalo,ecc., che ci impedisce appunto di osare nuovi e veri
momenti di felicità che superino i “muri mentali” o pregiudizi borghesi e
religiosi interiorizzati inconsciamente… In sintesi. Anche questo terzo esempio di emozione duratura
qual è l’innamoramento può essere superata nel tempo, ma come per il dolore
di una perdita mortale, ha diversi gradi e qualità di tempo.
In sintesi e mi ripeto.Da una parte: l’innamorarsi involutivamente
(come nell’esempio estremizzato della canzone di De Andrè “La Vanitosa”)
può portare a soluzioni estreme, turpi ed autodistruttive, a non accettare un
rifiuto, molestando, ricattando o usando tutti i mezzi oppressivi e illeciti per
possedere una persona contro la sua volontà; mentre dall’altra: l’innamorarsi
evolutivamente, pur subendo un rifiuto, significa accettare con più
intelligenza la sconfitta, o un/a rivale in amore (con maggior pregi e qualità),
accettando dunque una competizione socialeesistente, ma non necessariamente oppressiva…( sebbene una sconfitta
amorosa è sempre dolorosa e piùduratura
nel tempo, tanto più se la persona amata ha potenzialità emancipative).
Per il partner rifiutato, ma relativamente emancipato, vi saranno sempre nuove
possibilità alternative e di ricerca affettive. Inoltre, vi è da considerare
che se la persona di cui si è attratti non corrisponderà nel tempo allapercezione idealizzata (ad esempio di un uomo/donna sinceri e spontanei)
ci si disamorerà immediatamente, come ho avuto modo di verificare nelle mie
esperienze…
L’innamoramento, dunque, è un sentimento che fa parte dell’amore,
molto importante e bello, se ovviamente si è corrisposti; mentre può essere
lacerante e doloroso se non corrisposti, addirittura un’ossessione
autodistruttiva…Esso, tuttavia, può affievolirsi e annullarsi in due modi: a)col matrimonio e la convivenza, come spiegato sopra, ed è senz’altro il
sistema relativamente più rapido;
b)con una cultura emancipativa di autostimolazione di interessi sociali,
che col tempo possono distrarre e affievolire questo sentimento (seppure con
tempi più lunghi…); è questa stessa cultura emancipativa, che ci stimola a
nuovi rapporti sociali, che ci spinge a nuove possibilità diinnamoramenti
più evoluti, che ci spinge a rompere e superare i pregiudizi,
paure e “muri mentali” che le diverse istituzioni oppressive ci fanno
interiorizzare sistematicamente… Pertanto, l’innamoramentoemancipativo è un sentimento
rivoluzionario! Ovviamente, io ho compendiato e cercato di interpretare la mia e altrui
esperienza su questo delicato e affascinante argomento in modo molto essenziale,
e non credo di esaurire con queste righel’argomento così complesso; credo tuttavia di avere tolto un po’ di
veli ipocriti, e sono disponibile ad un confronto ulteriore con chiunque voglia
leggere la realtà sociale senza integralismi ideologici…
4)Infine, come ultimo esempio, del rapporto emozione(sentimento)-raziocinio
prendo in considerazione i sentimenti per eccellenza: ODIO e AMORE. Già ho accennato, all’inizio del testo, come si può guidare con la
cultura questi sentimenti, ma mi sembra doveroso un ulteriore e ultimo
approfondimento. L’educazione è senz’altro la base per guidare un individuo ad amare
od odiare giustamente o ingiustamente i propri simili, in quanto sin da bambini
si imita psicologicamente il mondo adulto, dato che la coscienza e la
capacità interpretativa autonoma si va essenzialmente imparando
dall’adolescenza in poi, con l’interazione sociale del mondo adulto.
Quest’ultimo ci indirizzerà negativamente o positivamente a seconda dei
valori dominanti della società…
Mi spiego. Se in una famiglia, o comunità, vigeranno valori involutivi di
supremazia edisprezzoper comunità di minoranze ( di colore, religiose, etniche), è evidente
che verrà fomentato sin dall’infanzia un odio per queste minoranze,
alimentando pregiudizi e menzogne, quali la loro innata stupidità, sporcizia,
pigrizia,ecc. E’ noto scientificamente, dalla genetica, dall’esperienza
psicologica e sociale, ecc. che a pariopportunità
sociali, l’intelligenza, la creatività umana è un dono universale,
pur riconoscendo diverse attitudini a diverse culture, sedimentate in
generazioni e divenute per certi versi ereditarie…Se una comunità, svilupperà
costantemente un’intelligenza prevalentemente intellettuale e progettuale,
trascurando quella manuale e artigianale, è conseguente una maggior attitudine
all’astrazione(con il limite, sovente, di carenza di esperienza pratica e
spesso di mancanza di una verifica pratica e giustezza dell’astrazione). Se
invece, ad esempio, vi è una comunità a cultura primitiva, sarà prevalente
l’attitudine aun’intelligenza
percettiva, dei sensi e manuale, poco astratta, poco deduttiva e induttiva nel
linguaggio(come spiego, nelle risposta n° 19, nel questionario redatto da me e
che si trova in questo sito a nome delle biblioteche della Val di Scalve).
Il che vuol dire, che nello sviluppo delle generazioni, la ripetitività di
pensieri e gesti foggeranno queste attitudini, facendole divenire ereditarie.
Ma, è bene precisare che queste attitudini non si fossilizzano schematicamente,
eternamente, poiché lanatura e
lacultura possonoribaltarle: ad esempio, perché la madre o
il padre portano diverse attitudini cromosomiche che interagiscono
imprevedibilmente, e qui il caso è prevalente…; oppure perché
determinate attitudini non sono stimolate socialmente e dunque tendono ad
atrofizzarsi, sviluppandone altre…
In sostanza, la cultura indirizza, guida le nostre istintività, creandone di
nuove socialmente, ma guida anche le nostre emozioni e sentimenti. Se ad
esempio, un individuo ha attitudini innate al nervosismo, all’emotività, o
alla cosiddetta “freddezza emotiva”, ecc., ciò non significa che queste
attitudini non possano essere guidate, indirizzate culturalmente…
In sintesi. Io posso, appunto, odiare razzisticamente un nero, un giallo,
un rosso, una religione una etnia diversadalla
mia, ma posso di contro odiare giustamente la crudeltà della tortura,
l’oppressione prepotente verso l’indifeso e più debole…Ecco che il luogo
comune del sentimento dell’odio, sempre da aborrire, non corrisponde al vero e
al giusto.( Ciò vale per analogia, per la violenza: chi non
riconosce e legittima, in casi estremi, la difesa personale per la propria
sopravvivenza con l’omicidio di individui crudeli?; chi non sa riconoscere una
violenza oppressiva e gratutita da una violenza di difesa dei propri valori
individuali e di libertà?, sebbene coloro che si difendono non amino la
violenza?…).
Se analizziamo, all’opposto, il sentimento dell’amore, abbiamo anche
qui due sensi di interpretazione opposti.
Quello involutivo dell’amore egoistico ed egocentrico, che tende a
soddisfare senza responsabilità ogni istinto e piacere, a prendere soltanto,
alimentando il vizio. In sostanza amiamo noi stessi e usiamo gli altri
come strumenti e cose per le nostre egoistiche finalità, con parole e affetti
ipocriti e appiccicosi…indifferenti a qualsiasi problema sociale, sino al
grado di accettare qualsiasi convenzione istituzionale, purché non ci complichi
la vita quotidiana…
Il fatto è che questo amore egocentrico viene confuso con la felicità: si
confonde il piacere di soddisfare quotidianamente i propri desideri ,
sensi (anche legittimi), vizi,con
la felicità. Di contro, l’amore evolutivo, si basa sulla generosità,
sull’altruismo, nel dare prima di tutto, e sa trovare la felicità
duraturanel far felici gli altri tutti,costruendo anche la
propria. (E’ bene precisare, che guidare, indirizzare le emozioni e
sentimenti non significa soffocarli oreprimerli: coloro che hanno
innatamente o ereditariamente più emotività, possono esprimerla senza remore o
inibizioni; si tratta di capire soltanto se questa diviene motrice sociale di
amore emancipativo, oppure di vizi deleteri, sempre più emergenti ed in
espansione…).
E’ luogo comune pensare che gli affetti si acquisiscano col ricatto, col
denaro, con la forza, nonostante gli esempi diffusi di monito che la storia ci dà...
Col denaro e la forza si può avere il ‘rispetto’ basato sulla paura e
soggezione, si può ottenere il servilismo e subalternità, ma non il
rispetto e stima che costruiscee alimenta l’amore emancipato ed
autonomo!…
I potenti, oppressori e despoti di vario grado, MAI, sono amati
disinteressatamente e con autonomia! Essi seminano imposizioni e amore
servilista, mai persuasioni e amore emancipato, e pertanto raccolgono ciò che
hanno seminato... Di esempi storici ne abbiamo a iosa. L’amore evolutivo, dando disinteressatamente, raccoglie affetti
disinteressati,veri e liberi! E’ un piacere di felicità sentirsi crescere l’amore
intorno a sé, perché si dà: cresce l’autostima perché ci si sente utili e
veramente parte importante per qualcuno e per la comunità…
Purtroppo, in questo mondo di egoismi alimentati dal consumismo, di
sovrastimolazioni idiote che FRAMMENTANO la nostra intelligenza facendole
perdere l’insieme, la capacità di sintesi,ecc., si sta perdendo il senso
fondamentale della vita, la pietra filosofale, che è la felicità
dell’emancipazione!, alla cui base sta l’amore per gli altri, per la
natura, per un sapere sociale che arricchisce con la memoria e
l’esperienza, irridendo persino le grinze e gli anni che avanzano…
E’ ovvio che dare amore ad egoisti ed egocentrici, avremo riscontri
opposti…a meno che abbiamo spirito missionario da perdere. (…)